Docce e lavandini
Docce, lavandini, umidificatori e nebulizzatori: le goccioline d’acqua nebulizzata costituiscono la via di contagio.
La legionella è presente in basse concentrazioni in tutte le acque naturali e prolifera negli impianti idrici in presenza di ristagni, ruggine e biofilm, in particolare tra 25 e 55 °C; si trasmette per inalazione di goccioline d’acqua nebulizzata. Il D.Lgs. 18/2023, le linee guida nazionali del 2015 e il D.Lgs. 81/2008 stabiliscono chi deve valutare il rischio, come va controllato e quali interventi adottare.
Dagli ambienti naturali (sorgenti fredde e termali, fiumi, laghi, terreni) la legionella raggiunge le reti idriche cittadine e gli impianti idrici pubblici e privati. Richiedono particolare attenzione e trattamenti adeguati le strutture ricettive (alberghi, piscine), sanitarie (ospedali, case di cura, RSA) e industriali (torri di raffreddamento).
Docce, lavandini, umidificatori e nebulizzatori: le goccioline d’acqua nebulizzata costituiscono la via di contagio.
Piscine, saune, bagni turchi e vasche idromassaggio.
Le torri evaporative disperdono goccioline d’acqua nell’atmosfera.
Torri evaporative →
Fontane, irrigatori, scaldabagni, serbatoi di accumulo, parte inferiore dei bollitori e tubazioni a circolazione lenta o assente.
La legionella e gli altri microrganismi aderiscono alle pareti di serbatoi e tubazioni formando il biofilm, analogo alla placca dentale o alla pellicola che si deposita sulle carene delle imbarcazioni. Ricco di nutrienti, il biofilm protegge i batteri dall’azione dei disinfettanti; si sviluppa nei punti a flusso lento (diramazioni, curve, raccordi, valvole) o di ristagno (bracci morti, rubinetti, soffioni, guarnizioni, rompigetto). Con il flusso dell’acqua, frammenti di biofilm si distaccano e raggiungono i punti di erogazione.
I batteri, legionella compresa, sono presenti in forma libera nell’acqua proveniente dagli ambienti naturali.
Una parte dei batteri aderisce alla parete della tubazione, in particolare nei punti a flusso lento o di ristagno, producendo le prime sostanze adesive.
I batteri si moltiplicano e si circondano di una matrice gelatinosa, ricca di nutrienti, che li protegge dall’azione dei disinfettanti.
Il biofilm si accresce e si organizza; calcare e ruggine presenti nelle tubazioni ne favoriscono la formazione.
Per effetto del flusso, porzioni di biofilm si distaccano: i batteri raggiungono i punti di erogazione e colonizzano altre zone dell’impianto.
Calcare e ruggine favoriscono la formazione del biofilm: è opportuno ridurre la durezza dell’acqua e dosare polifosfati con azione antincrostante e protettiva delle tubazioni. Per il controllo della legionella, oltre al mantenimento dell’acqua calda tra 50 e 60 °C, è necessario un trattamento di disinfezione chimica.
I responsabili degli impianti sono tenuti a redigere un documento di valutazione del rischio che indichi gli interventi previsti, la relativa periodicità e gli strumenti adottati per ridurre l’esposizione. In caso di contagio di un dipendente o di un ospite, il responsabile della struttura è soggetto a denuncia penale.
Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi (2000, 2005 per le strutture turistico-ricettive e termali; dal 2015 testo unico): prescrizioni per le strutture pubbliche e private.
Le linee guida →
D.Lgs. 81/2008: la legionella è classificata come agente biologico del gruppo 2; il rischio di esposizione richiede valutazione, prevenzione e protezione per tutte le persone presenti.
Obblighi del datore di lavoro →
D.Lgs. 18/2023 (che ha sostituito il D.Lgs. 31/2001), aggiornato dal D.Lgs. 102/2025: qualità dell’acqua destinata al consumo umano e valutazione del rischio legionella negli edifici prioritari. UNI 8065: trattamento dell’acqua degli impianti termici civili.
Decreti e obblighi →
Le condutture, i raccordi e le apparecchiature installati tra il punto di consegna e i rubinetti normalmente utilizzati per l’acqua destinata al consumo umano, in locali pubblici e privati.
Il soggetto responsabile del sistema di distribuzione interno: il proprietario, il titolare, l’amministratore, il direttore o qualsiasi soggetto, anche delegato o appaltato.
Immobili di grandi dimensioni a uso diverso dal domestico, o parti di essi, in particolare a uso pubblico, con numerosi utenti potenzialmente esposti ai rischi connessi all’acqua; sono individuati nell’Allegato VIII.
I gestori della distribuzione interna degli edifici prioritari effettuano la valutazione e la gestione del rischio del sistema interno, con particolare attenzione ai parametri della Parte D dell’Allegato I (legionella e piombo), e adottano misure preventive e correttive proporzionate al rischio per ripristinare la qualità dell’acqua. Il metodo è quello delle linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità (Rapporti ISTISAN 22/32) e successive revisioni.
La prima valutazione va completata entro il 12 gennaio 2029, inserita dal gestore nel sistema nazionale AnTeA e riesaminata ogni sei anni. Su richiesta dell’autorità sanitaria locale il gestore dimostra il rispetto dei requisiti; procedure e registrazioni vanno conservate, aggiornate e rese disponibili, con tracciabilità di almeno sei anni.
In caso di non conformità ai punti d’uso dovute al sistema interno o alla sua manutenzione si applicano le misure correttive dell’art. 15.
Legionella spp. inferiore a 1.000 UFC/l (Allegato I, Parte D), ai fini della valutazione del rischio e delle misure correttive. Le azioni possono essere necessarie anche al di sotto di questo valore, in particolare in caso di infezioni e focolai. Il parametro comprende tutte le specie, inclusa Legionella pneumophila, la più frequentemente ricercata.
Nei punti che rappresentano un rischio di proliferazione della legionella, in quelli che rappresentano un’esposizione sistemica, o in entrambi (Allegato II); il CeNSiA fornisce gli orientamenti sui metodi di campionamento.
Metodo colturale UNI EN ISO 11731 (Allegato III); possono essere affiancati metodi colturali rapidi, non colturali e molecolari, come la qPCR secondo ISO/TS 12869.
Il rischio di esposizione alla legionella deriva dall’inalazione di aerosol e non dall’ingestione dell’acqua. Per gli usi esclusi dal decreto, come gli usi clinici e taluni usi civili, il decreto rinvia alle linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi. Il piombo ha un valore di 10 µg/l, che scenderà a 5 µg/l entro il 12 gennaio 2036.
In tutte le classi va identificato il gestore idrico della distribuzione interna (GIDI). Gli esempi sono indicativi e non esaustivi; le classi sono ordinate per complessità decrescente dei sistemi di gestione del rischio.
| Classe | Esempi | Obbligo minimo |
|---|---|---|
| A | Strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali in regime di ricovero | Piano di sicurezza dell’acqua del sistema interno, con particolare riguardo a piombo e Legionella spp., redatto da un team multidisciplinare |
| B | Strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali non in regime di ricovero | Piano di autocontrollo degli impianti idrici interni, con controllo minimo di piombo, Legionella spp. e L. pneumophila |
| C | Strutture ricettive alberghiere, campeggi, istituti penitenziari, navi, stazioni, aeroporti; ristorazione pubblica e collettiva, comprese le mense | Piano di autocontrollo degli impianti idrici interni, anche incorporato nel documento di valutazione dei rischi (D.Lgs. 81/2008) o nel piano HACCP, con controllo minimo di piombo, Legionella spp. e L. pneumophila |
| D | Caserme, istituti di istruzione con strutture sportive, palestre, centri sportivi, fitness e benessere, stabilimenti balneari, grandi parchi acquatici, piscine con giochi, parchi a tema | Piano di verifica igienico-sanitaria dell’acqua basato sulle linee guida ISS, con controllo minimo di piombo, Legionella spp. e L. pneumophila (raccomandato il piano di autocontrollo) |
Tre fasi sequenziali e correlate, da applicare in ogni struttura con impianti potenzialmente a rischio: impianti idrosanitari, impianti di climatizzazione con umidificazione ad acqua, torri evaporative e condensatori evaporativi, impianti termali, piscine e vasche idromassaggio.
Ispezione degli impianti, supportata dagli schemi aggiornati, per individuarne i punti critici: temperatura tra 20 e 50 °C, tratti a flusso minimo o assente, uso stagionale o discontinuo, manutenzione dei terminali, caratteristiche dell’acqua, vetustà e complessità dell’impianto, ristrutturazioni, guarnizioni in gomma e fibre naturali, esiti dei campionamenti precedenti. Va affidata a una figura competente (igienista, microbiologo, ingegnere con esperienza specifica).
Interventi e procedure che rimuovono o contengono le criticità individuate, definiti in un piano scritto di controllo e manutenzione per ciascun impianto, con le procedure di pulizia e disinfezione e la loro periodicità, elaborato da un gruppo di lavoro multidisciplinare.
Informazione e formazione dei gestori degli impianti, del personale addetto al controllo e delle persone esposte. Gli esiti della valutazione e il piano di controllo vengono trasmessi al gestore, che informa tutti i soggetti coinvolti.
Nelle strutture turistico-ricettive la valutazione va ripetuta almeno ogni due anni, preferibilmente ogni anno, e ogni volta che la situazione possa essere cambiata (ristrutturazioni, esiti positivi); con carattere d’urgenza alla segnalazione di un possibile caso di legionellosi.
Il campionamento si esegue prima di qualunque intervento di disinfezione, oppure a circa 48 ore dalla rimessa a regime dell’impianto; il numero di campioni è proporzionato alle dimensioni dell’impianto.
Almeno: mandata (o rubinetto più vicino al serbatoio), ricircolo, fondo di ciascun serbatoio e almeno tre punti rappresentativi, cioè i più lontani nella distribuzione e i più freddi.
Almeno: fondo di ciascun serbatoio e due punti rappresentativi, cioè il più lontano nella distribuzione e il più caldo.
Controllo dopo circa 48 ore; se negativo dopo un mese, poi dopo tre mesi, quindi dopo sei mesi o con la periodicità prevista dal piano di controllo. Le strutture stagionali vanno campionate prima della riapertura.
Misure di controllo che i gestori di strutture sanitarie, di ricovero, ricettive, termali, a uso collettivo e industriali devono garantire.

Acqua fredda non oltre 20 °C. Negli impianti con ricircolo l’acqua calda va mantenuta ad almeno 60 °C negli accumuli e non sotto 50 °C alla base di ciascuna colonna di ricircolo, con rete di ricircolo dimensionata e bilanciata; contro il rischio di ustioni, valvole termostatiche di miscelazione vicino ai punti d’uso (idealmente una per rubinetto, entro 2 m).
Se le temperature non possono essere rispettate (vincoli tecnici o rischio di ustioni) va predisposto un sistema di disinfezione alternativo, ad esempio su base continua, motivato nel documento di valutazione del rischio.
I sistemi di trattamento →Programma di trattamento che prevenga la formazione di biofilm, la corrosione e le incrostazioni, che favoriscono indirettamente lo sviluppo microbico; reti lineari, senza rami morti né tratti a flusso intermittente.
Serbatoi di acqua fredda ispezionati mensilmente e disinfettati almeno una volta all’anno con 50 mg/l di cloro libero per un’ora; bollitori e accumuli di acqua calda svuotati, disinfettati e se necessario disincrostati almeno due volte all’anno; rubinetto di spurgo alla base e rubinetto di prelievo dei campioni.
Disinfezione dell’impianto di acqua calda con cloro libero a 50 mg/l per un’ora o 20 mg/l per due ore, o con altri metodi di comprovata efficacia, dopo interventi sugli scambiatori; se non applicabile, un’attività alternativa di efficacia almeno equivalente, come la disinfezione continua sul reintegro.
Docce e rompigetto puliti e privi di incrostazioni (preferibili quelli aperti); nelle strutture ricettive acqua calda e fredda fatta scorrere per almeno 5 minuti prima di rioccupare le camere; negli edifici stagionali pulizia dei serbatoi e disinfezione dell’intera rete prima della riapertura.

Bocche di scarico almeno 2 m sopra o almeno 20 m in orizzontale (preferibilmente oltre 50 m) da finestre, prese d’aria e luoghi frequentati. Trattamento biocida su base continua, supportato da disinfezioni periodiche, e trattamento contro incrostazioni e corrosione; pulizia, drenaggio e disinfezione prima del collaudo, a fine stagione o prima di lunghe inattività e almeno due volte all’anno con funzionamento continuo; spurgo periodico e, se necessario, addolcimento del reintegro; separatori di gocce sempre efficienti.
Torri evaporative →Cloro libero in vasca 0,7 – 1,5 mg/l e pH 7,0 – 7,6, dosati automaticamente e in continuo, con pompe e disinfezione in funzione 24 ore su 24. Nelle vasche idromassaggio collettive fino a 10 m³: sostituzione giornaliera di almeno metà dell’acqua, controllo di temperatura, cloro e pH almeno tre volte al giorno, lavaggio giornaliero dei filtri, disinfezione dell’impianto almeno una volta alla settimana, ricerca della legionella ogni tre mesi.
Ogni metodo ha limiti di impiego e di durata dell’efficacia e va scelto dopo la valutazione del singolo impianto; tutti risultano poco efficaci nelle zone di ristagno. Biofilm, calcare, corrosione, materiali, pH, temperatura, torbidità e durezza dell’acqua ne riducono l’efficacia: le condizioni operative vanno monitorate costantemente, con il controllo della concentrazione del disinfettante.
Prodotto in loco con un generatore; concentrazione efficace 0,1 – 1,0 mg/l secondo impianto e acqua, lavaggio shock 5 – 10 mg/l. Più attivo del cloro sul biofilm, indipendente dal pH e dagli inibitori di corrosione, non forma composti organoalogenati; forma cloriti e clorati e sopra 0,4 mg/l è corrosivo; sconsigliato con tubazioni in rame.
Iperclorazione shock: 20 – 50 mg/l di cloro libero in tutta la rete a impianto sotto 30 °C (2 ore a 20 mg/l o 1 ora a 50 mg/l), poi 0,5 – 1,0 mg/l ai punti distali; efficace ma temporanea e corrosiva. Iperclorazione continua: 1 – 3 mg/l, non compatibile con i requisiti di potabilità; pH ottimale tra 6 e 7.
Sistema LDsCL →2 – 3 mg/l: decade più lentamente del cloro, non forma trialometani, si diffonde meglio nelle zone stagnanti e nel biofilm, è più compatibile con i materiali; incompatibile con alcuni tipi di gomma delle guarnizioni.
Sistema MDS →10 mg/l di perossido e 10 µg/l di argento, dosati con pompa asservita alla portata: meno aggressivo di cloro e biossido, senza sottoprodotti segnalati; concentrazioni da controllare sistematicamente; non idoneo all’acciaio zincato.
Shock termico a 70 – 80 °C per tre giorni con deflusso di almeno 30 minuti al giorno da tutti i punti, verificando almeno 60 °C ai punti distali: attuabile subito, ma spesso gli impianti non raggiungono tali temperature, con costi elevati e rischio di ustioni.
Ozono 1 – 2 mg/l, senza effetto residuo; raggi UV, efficaci su spessori d’acqua limitati e senza effetto residuo; ionizzazione rame-argento (rame 0,2 – 0,8 mg/l, argento 0,02 – 0,08 mg/l), non adatta a reti in acciaio inox, zincato e rame; microfiltrazione a 0,2 µm al punto d’uso, per i reparti a rischio elevato.
I trattamenti chimici possono rendere l’acqua calda sanitaria temporaneamente o permanentemente non conforme ai requisiti di potabilità: in tal caso vanno adottate limitazioni d’uso (ad esempio nella preparazione dei pasti) e informati gli utenti.
I gestori degli impianti a rischio conservano e mettono a disposizione degli organi di controllo la documentazione relativa a:
Eventuali modifiche apportate a ciascun impianto a rischio, con l’aggiornamento degli schemi della rete idrica.
Interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria relativi al controllo del rischio.
Operazioni di pulizia e disinfezione eseguite su ciascun impianto; la registrazione continua delle misure del disinfettante documenta il trattamento.
Registrazione e telecontrollo →Interventi indicati dalle linee guida in funzione della concentrazione di legionella rilevata. Per l’acqua destinata al consumo umano nei sistemi di distribuzione interni il D.Lgs. 18/2023 fissa inoltre un valore di parametro inferiore a 1.000 UFC/l.
Valida per gli impianti idrici di tutti i siti civili e industriali, escluse le strutture sanitarie e gli impianti termali (dove la legionella deve essere assente, cioè sotto il limite di rilevabilità) e gli umidificatori ad acqua.
| Legionella (UFC/l) | Intervento richiesto |
|---|---|
| fino a 100 | Verificare che le pratiche di controllo del rischio siano correttamente applicate. |
| 101 – 1.000 | Senza casi: verificare la valutazione del rischio e l’applicazione delle misure di controllo. Con casi: revisione della valutazione e disinfezione dell’impianto. |
| 1.001 – 10.000 | Senza casi: con meno del 20% di campioni positivi, ricampionare e, se confermato, rivedere la valutazione; con oltre il 20% di positivi, disinfezione e revisione della valutazione. Con casi: disinfezione e revisione della valutazione, poi ricampionamento. |
| oltre 10.000 | Con o senza casi: disinfezione dell’impianto (sostituendo i terminali positivi), revisione della valutazione e ricampionamento. |
| Legionella (UFC/l) | Intervento richiesto |
|---|---|
| fino a 1.000 | Verificare che le pratiche di controllo del rischio siano correttamente applicate. |
| 1.001 – 10.000 | Ricampionare dopo aver verificato le pratiche di controllo e incrementato il dosaggio di un biocida appropriato; se confermato, rivedere la valutazione del rischio. |
| 10.001 – 100.000 | Disinfezione con un biocida appropriato e revisione della valutazione, con eventuale pulizia meccanica del bacino. |
| oltre 100.000 | Fermare l’impianto, disinfettare, rivedere la valutazione; riavviare quando i campioni tornano sotto 1.000 UFC/l. |
| Legionella (UFC/l) | Intervento richiesto |
|---|---|
| fino a 100 | Verificare che le pratiche di controllo del rischio siano correttamente applicate. |
| 101 – 1.000 | Ricampionare, svuotare e riempire la vasca, ripetere il test il giorno successivo e dopo 1 – 4 settimane; se confermato, rivedere la valutazione del rischio. |
| oltre 1.000 | Chiudere la vasca, clorazione shock a 50 mg/l per un’ora, svuotare, pulire e disinfettare di nuovo; riaprire solo sotto 100 UFC/l e con valutazione del rischio soddisfacente. |
L’Allegato XLVI classifica Legionella pneumophila e le altre specie patogene per l’uomo (Legionella spp.) nel gruppo 2: secondo l’art. 268, agenti che possono causare malattie nell’uomo e costituire un rischio per i lavoratori, che difficilmente si propagano nella comunità e per i quali sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

Secondo le linee guida, i più esposti sono gli addetti alla manutenzione degli impianti idrici e aeraulici e i tecnici che eseguono ispezioni, controlli e campionamenti, perché operano su impianti in grado di generare aerosol potenzialmente contaminato.
L’infezione avviene per inalazione di goccioline di aerosol, non per ingestione dell’acqua; la trasmissione da persona a persona non è mai stata dimostrata.
Strutture sanitarie e socio-assistenziali, ricettive, termali e sportive, siti industriali con torri evaporative o acque di processo, impianti di climatizzazione con umidificazione ad acqua.
Nella valutazione prevista dall’art. 17 il datore di lavoro tiene conto di tutte le informazioni disponibili sull’agente biologico e sulle modalità lavorative: la classificazione, le malattie che può causare, gli effetti allergici e tossici, le patologie dei lavoratori correlate all’attività, le situazioni segnalate dall’autorità sanitaria. Applica i principi di buona prassi e adotta misure protettive e preventive adeguate alle situazioni concrete.
Il documento di valutazione indica le fasi lavorative a rischio, il numero di lavoratori coinvolti, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, i metodi e le misure adottati; il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è consultato prima della valutazione. La valutazione va ripetuta in caso di modifiche significative dell’attività o degli impianti e comunque ogni tre anni; le linee guida indicano aggiornamenti più frequenti per strutture sanitarie e termali.
Per le strutture ricettive, i campeggi, le stazioni e gli aeroporti, il D.Lgs. 18/2023 (Allegato VIII, classe C) consente di incorporare il piano di autocontrollo degli impianti idrici interni nel documento di valutazione dei rischi. Acqua potabile e impianti.
Quando la valutazione evidenzia un rischio, il datore di lavoro riduce al minimo il numero di lavoratori esposti, progetta adeguatamente i processi di lavoro, adotta protezioni collettive e, se l’esposizione non si può evitare altrimenti, individuali, definisce procedure di emergenza e verifica, se necessario e possibile, la presenza dell’agente nel luogo di lavoro.
Servizi igienici adeguati, indumenti protettivi conservati separatamente dagli abiti civili, dispositivi di protezione non monouso controllati, disinfettati e puliti dopo ogni uso; nelle aree a rischio è vietato mangiare, bere, fumare e conservare alimenti.
Le linee guida indicano come riferimento per le misure tecniche il controllo delle temperature, la manutenzione e la disinfezione degli impianti; tra i dispositivi di protezione collettiva, i sistemi filtranti ai terminali.
Informazioni e istruzioni su rischi, precauzioni, misure igieniche, uso dei dispositivi di protezione e prevenzione degli incidenti; la formazione precede l’assegnazione alle attività, si ripete almeno ogni cinque anni e a ogni cambiamento che modifichi i rischi; nel luogo di lavoro sono esposte le procedure da seguire in caso di incidente.
Se la valutazione lo rende necessario, i lavoratori esposti sono sottoposti a sorveglianza sanitaria dal medico competente; su suo parere il datore di lavoro adotta misure protettive particolari per i lavoratori che ne hanno bisogno. Un’anomalia riconducibile all’esposizione riscontrata in più lavoratori comporta una nuova valutazione del rischio.
Per gli operatori addetti a ispezioni, campionamenti e manutenzioni le aziende individuano le protezioni collettive e i dispositivi di protezione individuale appropriati, anche nei confronti dei rischi non microbiologici come ustioni e lesioni da acqua in pressione.
Tali interventi non sono sufficienti da soli: devono essere affiancati da un sistema di disinfezione che protegga l’impianto in modo integrale e continuo.

Flussaggio di tutte le tubazioni di acqua calda e fredda, mediante apertura di docce, lavandini e rubinetti.
Pulizia e disinfezione dei filtri dell’acqua e ispezione dei depositi.
Disinfezione dell’intero circuito, bollitore compreso, mediante trattamento d’urto; svuotamento, pulizia e disinfezione di torri, serbatoi, scaldabagni e tubazioni; decalcificazione e disinfezione di docce e rubinetti; sostituzione periodica di aeratori e tubi flessibili.

In alberghi e ospedali l’acqua deve essere sempre disponibile: occorre un trattamento che non interrompa l’esercizio dell’impianto. Negli impianti di grandi dimensioni è conveniente la produzione del disinfettante in loco tramite generatore LOTUS.
Generatore LOTUS →Durezza, ferro, manganese, zinco, pH, temperatura, torbidità e sostanze organiche influenzano sia la scelta del trattamento sia il grado di contaminazione.
Età, usura e stato di corrosione, diametri e percorsi, giunzioni e rami morti, accumuli e ricircolo, stato di manutenzione.
Superfici porose e scabre, vetro e materie plastiche favoriscono la proliferazione batterica; il polietilene non è soggetto a corrosione ma favorisce la formazione del biofilm.
Elevata efficacia sul biofilm, azione indipendente dal pH e dalla presenza di inibitori di corrosione, nessuna formazione di composti organo-alogenati ed efficacia residua più elevata; minore efficacia sul rame, non idoneo all’acciaio zincato. Concentrazione 0,1 – 1,0 mg/l; trattamento shock 5 – 10 mg/l. La produzione in loco evita la formazione di cloriti e clorati.
Buona efficacia sul biofilm, azione indipendente dal pH, concentrazione di circa 3 mg/l ed elevata stabilità: consente la disinfezione anche di reti di acqua calda e fredda estese e complesse ed è scarsamente aggressiva. Prodotta in loco, risulta conveniente per grandi volumi d’acqua.
Sistema MDS →
Cloro residuo 1 – 3 mg/l in tutta la rete, compresi i punti distali. Il cloro è corrosivo; a tali concentrazioni l’acqua non è più potabile (massimo 0,2 mg/l) e si formano trialometani. Efficacia ridotta sopra 30 °C e pH 7 e sul biofilm.
Sistema LDsCL →
Con impianto a temperatura inferiore a 30 °C, 20 – 50 mg/l di cloro (2 ore a 20 mg/l o 1 ora a 50 mg/l), seguiti da svuotamento e ripristino di 0,5 – 1 mg/l ai punti distali. Trattamento efficace ma temporaneo: la ricolonizzazione avviene nell’arco di settimane o mesi; fortemente corrosivo, richiede l’interdizione dell’uso dell’acqua calda.
10 mg/l di perossido e 10 µg/l di argento, dosati con pompa e contatore: meno aggressivo di cloro e biossido, senza sottoprodotti noti; più efficace a pH inferiore a 8, non idoneo all’acciaio zincato.
Biocida di elevata efficacia, 1 – 2 mg/l prodotto da un generatore; si decompone rapidamente in ossigeno e non ha effetto residuo, pertanto va abbinato a un altro disinfettante. Scarsa efficacia sul biofilm, formazione di sottoprodotti e, ad alte concentrazioni, danneggiamento delle tubazioni.
Misura dell’ozono →La radiazione a 254 nm inattiva i batteri in prossimità del punto di installazione, senza sottoprodotti né alterazioni del sapore. Priva di effetto residuo, non è sufficiente per un intero edificio: richiede acqua limpida, uno spessore d’acqua di pochi centimetri e un trattamento chimico complementare.
Bollitore a 70 – 80 °C per tre giorni, con almeno 30 minuti di flusso giornaliero in tutti i rami. Non sempre si raggiungono 60 °C in tutti i punti, sussiste il rischio di ustioni (non applicabile in strutture aperte al pubblico) e l’efficacia è limitata nel tempo.
Ioni prodotti per elettrolisi, efficaci fino a pH 9; richiedono una misura in continuo (rame 0,20 – 0,40 mg/l, argento 0,02 – 0,04 mg/l) e acque con durezza fino a 15 °f, prive di zinco, nitrati e cloro; i costi di manutenzione sono elevati.
La disinfezione continua dell’acqua calda sanitaria, con misura e registrazione del residuo di disinfettante, è tra le misure preventive che il piano può prevedere per mantenere la legionella sotto il valore di parametro.
La norma tecnica sul trattamento dell’acqua negli impianti termici civili definisce le caratteristiche dell’acqua di riempimento e di reintegro e i trattamenti di condizionamento, per prevenire incrostazioni e corrosioni che favoriscono anche il biofilm.
Stazioni di dosaggio →Indicateci le caratteristiche della struttura e dell’impianto: vi aiuteremo a individuare il trattamento di disinfezione e i sistemi di misura più adatti a supporto della valutazione del rischio.
Chiamateci o scriveteci: vi risponde un tecnico, con una proposta su misura di strumenti, pompe, sonde e accessori.