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Piscine · Normativa

Piscine ad uso collettivo

La UNI 10637:2024, che sostituisce l’edizione 2016, fissa i requisiti di progettazione, costruzione e gestione degli impianti di trattamento dell’acqua delle piscine ad uso pubblico alimentate con acqua potabile. Introduce la classificazione in tipo 1, 2 e 3 della UNI EN 15288-1; i requisiti dell’acqua di vasca restano quelli dell’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003.

  • UNI 10637:2024
  • Piscine di tipo 1, 2 e 3
  • Misura e regolazione automatiche di cloro e pH
  • Redox solo come indicazione integrativa
Illustrazione: piscina ad uso pubblico
Piscine ad uso pubblico
24hFunzionamento continuo degli impianti di trattamento
30lRinnovo minimo per bagnante al giorno
0,1mg/lRisoluzione minima della misura del cloro libero
15minColorazione uniforme nella prova colore
Classificazione

Classificazione delle piscine

La norma classifica le piscine ad uso pubblico in tre tipi, secondo la UNI EN 15288-1; gli esempi di destinazione d’uso non sono esaustivi.

Piscina ad uso pubblico
1

Tipo 1

Piscine pubbliche, piscine per uso ricreativo e parchi acquatici (nell’edizione 2016: categorie A1 e A3).

2

Tipo 2

Piscine di alberghi, campeggi, agriturismi e strutture extralberghiere, di club e circoli, di palestre e centri estetici senza direzione sanitaria, di scuole e convitti, condominiali, di RSA e terapeutiche con direzione sanitaria (nel 2016: A2, B e C).

Sistemi per piscine di tipo 1 e 2 →
3

Tipo 3

Piscine destinate esclusivamente a tuffi, addestramento militare, addestramento al salvataggio e attività subacquee.

Sono escluse dalla norma le piscine ad uso domestico (UNI EN 16582-1), le vasche idromassaggio domestiche (UNI EN 17125) e quelle ad uso pubblico di volume inferiore a 4 m³. Per le piscine private: sistemi per piscine private.

Circolazione

Circolazione e filtrazione

Pompa di filtrazione della piscina
1

Ripresa superficiale

Almeno il 75% della portata di circolazione passa dalla ripresa superficiale. Il bordo sfioratore, dove previsto, copre almeno il 50% del perimetro (30% nelle piscine di tipo 2 fino a 100 m²); gli skimmer sono ammessi solo nelle piscine di tipo 2 fino a 100 m², almeno uno ogni 20 m².

2

Prese immerse e prova colore

Prese di fondo, a parete e puliscifondo devono prevenire il rischio di intrappolamento secondo la serie UNI EN 13451. La circolazione deve superare la prova colore della UNI EN 15288-1, con colorazione uniforme della vasca entro 15 minuti.

3

Tempi di ricircolo

Gli impianti funzionano in continuo 24 ore su 24, con tempi di ricircolo massimi che dipendono dalla profondità e dall’uso di ogni zona della vasca: per esempio 3 ore oltre 1,35 m, 2,5 ore tra 0,6 e 1,35 m, 1 ora tra 0,4 e 0,6 m, mezz’ora fino a 0,4 m.

4

Filtri e pompe

Almeno due filtri equivalenti e due prefiltri in parallelo (uno nelle piscine di tipo 2 fino a 100 m²); tante pompe di circolazione quanti sono i filtri, più una pompa di riserva a rotazione.

5

Rinnovo dell’acqua

Reintegro e rinnovo automatici, troppopieno e contatore sull’acqua di approvvigionamento. Il rinnovo giornaliero, registrato, è di almeno 30 litri per bagnante oppure, se il numero dei bagnanti non è rilevabile, dell’1,5% del volume della vasca più il 60% di quello della vasca di compenso.

Misura del reintegro →
6

Flocculazione

Il flocculante, quando impiegato, si dosa in continuo prima dei filtri con pompe dosatrici dedicate; ogni contenitore deve garantire almeno 24 ore di autonomia.

Condizionamento

Il trattamento al riempimento

Verificate le caratteristiche dell’acqua, si correggono i parametri non idonei. Evaporazione, bagnanti e controlavaggio dei filtri rendono necessari reintegri periodici, con la ripetizione dei trattamenti.

Durezza

Indica la concentrazione di ioni calcio e magnesio. Le continue variazioni di pH e temperatura, insieme alla naturale tendenza della durezza a precipitare, formano calcare su fondo, pareti, accessori, tubazioni e filtro, fino a ostruire il circuito di filtrazione. Si utilizzano prodotti che impediscono la precipitazione o sistemi di addolcimento, che rimuovono calcio e magnesio.

Alcalinità

Indica la concentrazione di carbonati, che deve essere compresa tra 80 e 130 ppm (mg/l): valori inferiori rendono l’acqua aggressiva per i bagnanti e per gli accessori, valori superiori rendono difficile la regolazione del pH.

Torbidità

Con acqua di pozzo può essere necessaria una prefiltrazione, per evitare che terra e piccoli detriti entrino in vasca.

Metalli

Ferro, rame e manganese in alta concentrazione, oltre a essere nocivi per il contatto umano, intorbidiscono e colorano l’acqua a contatto con l’ipoclorito: si impiega un sequestrante dei metalli oppure un sistema di deferrizzazione.

Trattamento fisico

Il trattamento fisico

L’acqua della piscina è un circuito chiuso: l’acqua immessa può contenere microrganismi, i bagnanti apportano sudore, urina, capelli, epidermide, oli abbronzanti e batteri, l’ambiente esterno (pioggia, vento, foglie) contribuisce alla contaminazione microbiologica.

Illustrazione: l’acqua entra nello skimmer e passa dalla pompa di filtrazione al filtro

Filtrazione

L’acqua attraversa un letto di sabbia o di zeoliti, dotate di potere adsorbente e quindi più efficaci della sabbia, che trattiene i colloidi e gli inquinanti grossolani (pelle, saliva, cosmetici, sapone, grassi), tra le principali cause di torbidità.

Flocculazione

L’efficacia della filtrazione aumenta dosando un flocculante (solfato di alluminio, cloruro ferrico, clorosolfato ferrico, poliidrossicloruro e poliidrossiclorosolfato di alluminio, alluminato di sodio). Ferro e alluminio in vasca non devono superare i valori delle acque potabili: un eccesso indica una fuga dal filtro e il ritorno in vasca delle impurità trattenute.

Raggi UV

Le lampade UV contribuiscono alla distruzione delle clorammine e riducono la carica microbica, ma non sostituiscono il disinfettante: agiscono solo al passaggio dell’acqua sotto la lampada, senza copertura residua, e anche una piccola particella di polvere può schermare i microrganismi.

pH

Il pH

È il parametro più importante: da esso dipendono l’efficacia di tutti gli altri trattamenti, la durata degli accessori, soprattutto metallici, e il comfort della balneazione. Nell’intervallo 7,2 – 7,4 clorazione e flocculazione hanno la resa migliore e il cloro esprime la massima efficacia disinfettante.

Illustrazione: prima si regola il pH dosando il correttore

pH inferiore a 7,2

Aggressione dei materiali metallici e irritazione di occhi e mucose dei bagnanti.

pH superiore a 7,4

Il cloro si trasforma in ione ipoclorito, poco disinfettante: a parità di inquinamento serve più cloro. Un pH elevato favorisce inoltre la precipitazione della durezza e le incrostazioni calcaree.

Regolazione continua

Bagnanti e disinfettanti alcalini (ipoclorito di sodio) tendono ad alzare il pH, dicloro e tricloroisocianurato ad abbassarlo. Per ridurre il pH si impiega di norma l’acido solforico, che, a differenza del cloridrico, non produce cloruri: in eccesso rendono difficoltoso lo scarico delle acque.

Sistemi per piscine →
Torbidità

La torbidità

I solidi in sospensione intorbidiscono l’acqua e indicano la presenza di sostanze organiche e colloidali (pelle, saliva, cosmetici, sapone, grassi) che ostacolano i disinfettanti e offrono nutrimento e riparo ai batteri. Secondo la causa occorre:

Filtro dell’impianto di filtrazione della piscina

Più ore di filtrazione

Aumentare il tempo di funzionamento della filtrazione.

Filtro più efficace

Sostituire il letto filtrante o dosare un flocculante.

Regolare il pH

Riportare il pH nell’intervallo corretto.

Più disinfettante

Aumentare il valore di cloro libero.

La torbidità si misura in continuo con i sistemi di misura della torbidità.

Microbiologia

Indicatori della contaminazione microbiologica

Soprattutto nelle piscine pubbliche (comunali, alberghi, agriturismi, case vacanza) si controllano alcuni indicatori della contaminazione.

Illustrazione: batteri nell’acqua di una piscina

Conta batterica a 22 °C e 37 °C

Stima la quantità di batteri presenti e informa sul livello igienico della vasca e sulla potenziale ricrescita.

Escherichia coli ed enterococchi

Indicano una contaminazione fecale; gli enterococchi sono più resistenti alla disinfezione. La loro assenza non esclude la presenza di cisti di protozoi più resistenti.

Stafilococco aureo

Indica materiale organico non fecale rilasciato dai bagnanti; causa eruzioni cutanee e infezioni di ferite, vie urinarie, occhi e orecchie.

Pseudomonas aeruginosa

Indica la possibilità di ricrescita dei microrganismi; causa infezioni delle vie respiratorie e urinarie, otiti, infezioni della cornea e dei follicoli piliferi.

Legionella

Prolifera dove l’acqua ristagna, a temperature tra 25 e 55 °C; si trasmette inalando goccioline d’acqua contaminata (docce, idromassaggi, fontane). Si contrasta con un ossidante come il cloro o il biossido di cloro.

Antilegionella →
Cloro

Il cloro e il cloro combinato

Il cloro è il disinfettante più utilizzato in piscina: a differenza dell’ozono, dopo la disinfezione permette di mantenere in vasca una quantità di guardia, circa 1,5 mg/l, verso nuove contaminazioni: è il cloro libero attivo, o cloro residuo. Il suo valore dipende da inquinamento organico e inorganico, numero di bagnanti, esposizione al sole, sporcizia (foglie, terra, insetti) e pH: per dosare la giusta quantità si impiegano sistemi automatici di misura in continuo, mentre i test colorimetrici con reagente DPD forniscono un’indicazione sommaria.

Illustrazione: dosaggio del cloro nel circuito della piscina

Clorammine

I prodotti a base di cloro (ipoclorito, elettroclorazione a sale, tricloroisocianurato) reagiscono con le sostanze azotate introdotte dai bagnanti, come l’urea, formando monoclorammine, diclorammine e triclorammine: insieme costituiscono il cloro combinato, con potere ossidante trascurabile. Le triclorammine, volatili e irritanti, causano il tipico odore delle piscine mal clorate.

Clorazione shock

Monoclorammine e diclorammine restano in acqua per giorni: si eliminano con carboni attivi, lampade UV o con la clorazione shock (break-point), che ossida le clorammine trasformandole in azoto gassoso. Va limitata allo stretto necessario, perché forma trialometani, composti volatili assorbibili per via cutanea e per inalazione.

Cloro totale

La somma di cloro libero e cloro combinato è il cloro totale: misurandolo e sottraendo il cloro libero si ricava il cloro combinato. Il cloro combinato e lo stabilizzante alterano la misura Redox; la cella amperometrica chiusa misura il solo acido ipocloroso.

Ipoclorito, sale, tricloro

Come si immette il cloro

Ipoclorito di sodio

Prodotto liquido dosato da sistemi automatici che misurano in continuo il cloro libero e comandano la pompa dosatrice per mantenerlo a 1,5 mg/l, regolando anche il pH. L’ipoclorito contiene idrossido di sodio (soda caustica), che tende ad alzare il pH. È la forma di cloro più utilizzata e con i minori effetti collaterali.

Sistemi pH e cloro →

Elettroclorazione a sale

L’elettrocloratore produce cloro per elettrolisi del cloruro di sodio disciolto in vasca, alla concentrazione di 4 – 6 g/l, molto inferiore a quella dell’acqua di mare: il disinfettante si genera in loco, senza stoccaggio. Criticità: ossidazione delle parti metalliche non in acciaio inox AISI 316L o non collegate a un dispersore di terra, scarico delle acque ricche di cloruri, precipitazione della durezza nelle acque dure.

Gestione dell’elettrocloratore →

Tricloroisocianurato

Granulare o in pastiglie inserite negli skimmer: composto fortemente acido a lenta dissoluzione, si trasforma in acido ipocloroso e acido isocianurico, che stabilizza il cloro contro i raggi UV. L’acido isocianurico si accumula sul fondo: verso 75 ppm riduce drasticamente l’efficacia del cloro e rende difficile la regolazione del pH. Si riduce solo con ricambi d’acqua dalla presa di fondo.

Ozono e bromo

Ozono e bromo

Molecola dell’ozono O3

Ozono

Disinfettante potente ma molto instabile, prodotto in loco da generatori che fanno passare una scarica elettrica attraverso l’ossigeno dell’aria. Si trasforma quasi subito in ossigeno e non lascia alcun residuo di guardia; deve anzi essere completamente rimosso prima della balneazione. Per proteggere la vasca occorre comunque aggiungere cloro.

Sistemi con ozono →
Strumento WDpHCl Bromo con due pompe dosatrici integrate

Bromo

Poco utilizzato per l’odore; in acqua forma acido ipobromoso e acido bromidrico e dipende dal pH meno del cloro. In piscina si impiega la bromo-cloro-dimetilidantoina (BCDMH): le bromoammine, meno stabili e meno irritanti delle clorammine, si ricombinano in acido ipobromoso. Ossidante più debole del cloro, richiede 2 – 6 mg/l di bromo libero; alte concentrazioni di dimetilidantoina ne riducono l’efficacia e il potenziale Redox.

Misura del bromo →
Cloro e pH

Il cloro e il pH

Il cloro immesso in acqua, sia esso ipoclorito di sodio o tricloroisocianurato, si scinde in acido ipocloroso e ione ipoclorito, in proporzioni che dipendono dal pH. Un pH prossimo a 7,2 – 7,4 e stabile consente, a parità di cloro dosato, di disporre di una quantità maggiore di acido ipocloroso.

Acido ipocloroso

È la forma del cloro con il potere disinfettante più elevato e più rapido: prevale quanto più il pH si avvicina a 7.

Ione ipoclorito

È la forma con il potere disinfettante sensibilmente inferiore: prevale quanto più il pH tende a 8.

Cloro combinato e cloro totale

Il cloro che reagisce con le sostanze azotate introdotte dai bagnanti forma le clorammine, responsabili dell’irritazione di occhi e mucose e del caratteristico odore: nel loro insieme sono il cloro combinato, che non deve superare 0,4 mg/l. La somma di cloro libero e combinato è il cloro totale.

Per questo sono da preferire i sistemi che regolano prima il pH e solo successivamente dosano l’ipoclorito.

Curva del pH

Quanto cloro disinfetta davvero

Al pH tipico di una piscina le due forme sono presenti in quantità simili, e basta qualche decimo di pH per spostare l’equilibrio: a parità di cloro libero, la quota di acido ipocloroso, l’unica realmente disinfettante, cala rapidamente al salire del pH.

Grafico: quota di acido ipocloroso e di ione ipoclorito sul cloro libero al variare del pH, con la fascia del pH della piscina e il pH del campione nel metodo DPD

pH 7,2

Circa il 69% del cloro libero è acido ipocloroso.

pH 7,6

L’acido ipocloroso scende a circa il 47%: le due forme si equivalgono.

pH 8,0

Resta circa il 26% di acido ipocloroso: tre quarti del cloro dosato hanno un potere disinfettante ridotto.

Valori a 25 °C. Il metodo DPD porta il campione a pH 6,2 – 6,5, dove quasi tutto il cloro libero è acido ipocloroso: per questo legge sempre il cloro libero complessivo, indipendentemente dal pH reale della vasca.

Tricloro

Tricloro, dicloro e acido isocianurico

Le pastiglie di tricloroisocianurato, inserite manualmente negli skimmer, nella vasca di compenso o dove sono lambite dall’acqua, sono una forma organica di cloro con una molecola di acido isocianurico, che protegge il cloro dai raggi UV. Ogni pastiglia apporta però altro stabilizzante, che si accumula: non esiste un prodotto che lo rimuova mantenendo l’acqua compatibile con il contatto umano, e oltre 75 mg/l occorre sostituire circa un terzo del volume d’acqua, aspirandolo dalla presa di fondo, dove l’acido si stratifica.

Maggiore consumo di cloro

L’acido isocianurico è materiale organico: il cloro lo tratta come inquinante da ossidare e una quota crescente di ogni pastiglia si consuma nel tentativo. Servono sempre più pastiglie, che a loro volta aggiungono stabilizzante.

Maggiore consumo di correttore

L’eccesso di acido isocianurico mantiene il pH molto basso e rende difficile aumentarlo anche dosando un incrementatore del pH.

Errori di misura

I sistemi Redox e amperometrici a cella aperta misurano la corrente che il cloro libera in acqua: l’acido isocianurico ne libera altra e la misura la attribuisce al cloro; il metodo DPD legge come cloro libero anche quello legato allo stabilizzante. Solo la cella amperometrica chiusa ne è esente.

Ipoclorito

L’ipoclorito di sodio

Impiegato con successo da moltissimi anni, l’ipoclorito ha natura inorganica e non dà luogo ai fenomeni descritti. È immesso in vasca da pompe dosatrici asservite a un sistema di misura del cloro libero, fino alla concentrazione massima di 1,5 mg/l.

Sistema WDpHCl con cella chiusa su pannello: misura e dosaggio di pH e cloro

Prima il pH

Vista la stretta dipendenza tra cloro e pH, va regolato automaticamente anche il pH: sono da preferire i sistemi che regolano prima il pH e solo successivamente dosano l’ipoclorito.

Due sonde

Due sonde, montate in un porta sonde a deflusso alimentato da un campione d’acqua prelevato dopo la filtrazione, misurano pH e cloro libero e indicano alle pompe quanto correttore e quanto ipoclorito dosare. Per il pH esiste un solo principio di misura; per il cloro la scelta è tra Redox e amperometria.

Si consiglia l’impiego di ipoclorito di sodio liquido, dosato da una pompa asservita alla misura del cloro libero e del pH.

Disinfezione e pH

Disinfezione e regolazione del pH

Ogni vasca deve avere un proprio impianto automatico di misura, regolazione e dosaggio del disinfettante; tutte le piscine devono regolare automaticamente anche il pH.

Illustrazione: dosaggio del disinfettante in soluzione nell’impianto di circolazione

Dosaggio in soluzione

Durante l’apertura al pubblico cloro e correttori del pH non si immettono in vasca né in punti accessibili ai bagnanti (skimmer, bordo sfioratore), ma solo in soluzione nell’impianto di circolazione, con il correttore del pH a valle del filtro. Il dosaggio diretto in vasca è ammesso solo per trattamenti straordinari a piscina chiusa.

Sicurezza del dosaggio

Le pompe dosatrici sono interbloccate con la circolazione, per non dosare in assenza di flusso. I serbatoi garantiscono almeno 24 ore di autonomia, hanno sistemi di contenimento e, nelle piscine di tipo 1, stanno in un locale separato e aerato (raccomandato anche per i tipi 2 e 3).

Ozono, UV ed elettrolisi

Ozono e raggi UV sono complementari alla clorazione: gli UV a media pressione riducono il cloro combinato, l’ozono va rimosso prima dell’immissione in vasca. I generatori di cloro per elettrolisi del cloruro di sodio fanno riferimento alla UNI EN 17818.

Misura

Strumenti di misura e regolazione

Gli strumenti devono avere risoluzione, accuratezza e precisione adeguate al confronto con i valori di legge ed essere tarati con la periodicità indicata dal fabbricante.

Centurio POOL su pannello: misura e regolazione di cloro libero, cloro totale e pH

pH

Comparatori o fotometri al rosso fenolo oppure misuratori potenziometrici, con risoluzione di almeno 0,1 unità; gli strumenti di regolazione hanno uscite per comandare il dosaggio, preferibilmente proporzionale, e la registrazione automatica dei valori è raccomandata.

Cloro libero

Comparatori o fotometri con metodo DPD oppure misuratori amperometrici, con risoluzione di almeno 0,1 mg/l. Per la regolazione automatica valgono le stesse indicazioni del pH: uscite di comando, dosaggio proporzionale, registrazione dei valori.

Redox

Ammesso solo come indicazione integrativa, per seguire l’andamento dell’inquinamento organico e affiancare la sonda del cloro nel comando della disinfezione, con risoluzione di almeno 10 mV. Non è consentito ricavare dal Redox il valore del cloro o di altri disinfettanti.

Il gestore tiene un registro giornaliero con i risultati dei controlli, l’acqua di rinnovo letta dal contatore, i prodotti impiegati, la manutenzione e il numero dei frequentatori, da conservare per almeno 2 anni. Gli strumenti con registrazione automatica e il telecontrollo semplificano questa documentazione.

Celle amperometriche

Celle amperometriche: una misura diretta e in continuo

Le celle amperometriche misurano la corrente elettrica generata agli elettrodi dall’ossidante e indicano direttamente il cloro libero in mg/l, senza ricorrere al grafico Redox, in tempo reale e senza interruzioni: per questo sono gli strumenti adatti a comandare il dosaggio.

Cella amperometrica aperta ECL6

Cella aperta

I due elettrodi sono a diretto contatto con l’acqua e leggono tutta la corrente generata, anche quella del cloro combinato. Rispetto al Redox risente in misura ridotta delle variazioni del pH, compensa la temperatura e va tarata periodicamente, ma con minore frequenza. Scala 0 – 10 mg/l.

Cella amperometrica chiusa SCL con tappo a membrana

Cella chiusa

Gli elettrodi sono immersi in un elettrolita e separati dall’acqua da un tappo a membrana selettiva: l’acido ipocloroso attraversa la membrana, raggiunge l’elettrolita e genera agli elettrodi una corrente proporzionale alla sua concentrazione. La membrana esclude ione ipoclorito, cloro combinato, acido isocianurico e gli altri componenti che altererebbero la misura; con la compensazione di pH e temperatura si leggono i mg/l di cloro libero effettivamente presenti, con risoluzione di 0,01 mg/l. Scala 0 – 20 mg/l. Una cella chiusa dedicata misura il cloro totale: per differenza si ricava il cloro combinato.

Cella in esercizio

La cella chiusa in esercizio

La lettura della cella chiusa dipende dallo scambio d’acqua sulla membrana: poche attenzioni di installazione e manutenzione la mantengono stabile e precisa nel tempo.

Porta elettrodi a deflusso con le sonde installate

Portata costante

Con una portata bassa arriva alla membrana meno acido ipocloroso e la cella legge meno; con una portata eccessiva legge di più. La cella si installa in un porta sonde a deflusso in by-pass, con regolazione e controllo della portata in ingresso e senza superare la pressione di lavoro.

Membrana pulita

Depositi organici e biofilm sulla membrana riducono nel tempo la quantità di acido ipocloroso che la attraversa e abbassano la lettura: la membrana va controllata e il tappo a membrana sostituito con la periodicità indicata.

Polarizzazione

Lo strumento deve rimanere sempre alimentato, per mantenere la polarizzazione degli elettrodi; a pompa di filtrazione ferma si porta in stand-by, proseguendo la misura senza dosare.

Metodo DPD

Il metodo DPD: una misura colorimetrica su campione

Il metodo DPD si basa su una reazione chimica che avviene in una cuvetta riempita con un campione d’acqua. È il metodo dei comparatori manuali e dei fotometri, con cui si verificano i sistemi automatici e si eseguono i controlli periodici.

Principio del fotometro DPD: sorgente luminosa, campione colorato, filtro, rivelatore e lettura in mg/l

La reazione

Il reagente DPD1, in pastiglia o liquido, contiene una soluzione tampone che porta il campione a pH 6,2 – 6,5 e reagisce con tutto il cloro libero, acido ipocloroso e ione ipoclorito, sviluppando una colorazione rosa proporzionale alla concentrazione.

La lettura

Il fotometro misura l’assorbanza del campione alla lunghezza d’onda del rosa e la converte in mg/l di cloro libero; nel comparatore manuale il colore si confronta a occhio con una scala.

Cloro totale e combinato

Aggiungendo allo stesso campione il reagente DPD3 si misura il cloro totale; la differenza con il cloro libero è il cloro combinato.

Una fotografia, non un film

Ogni misura descrive l’acqua nel momento del prelievo: è adatta al controllo e alla taratura, non a seguire il processo né a comandare il dosaggio.

DPD e cella chiusa

Perché DPD e cella chiusa danno valori diversi

Le differenze tra la lettura della cella chiusa e quella del fotometro DPD sono frequenti e non sono un’anomalia: i due metodi non misurano la stessa cosa.

Fotometro DPD

Il pH della misura

Il metodo DPD porta il campione a pH 6,2 – 6,5 e misura il cloro libero come se fosse tutto acido ipocloroso. La cella chiusa misura l’acqua al suo pH reale: con pH 7,6 – 7,8 l’acido ipocloroso è meno della metà del cloro libero e la cella legge sensibilmente meno del fotometro.

Non è un errore di taratura

In questi casi la cella non va ritarata sul valore del DPD: indica la quota di cloro che disinfetta davvero, mentre il DPD indica il cloro libero complessivo, compresa la parte che al pH della vasca ha un potere disinfettante ridotto. Per avvicinare le due letture si porta il pH al valore ottimale.

Lo stabilizzante

In presenza di acido isocianurico il DPD legge come cloro libero anche quello legato allo stabilizzante, che la membrana della cella chiusa esclude.

In continuo o puntuale

La cella segue ogni variazione in tempo reale; il DPD fotografa un istante, con il margine d’errore del campionamento e dell’operatore.

I due strumenti sono complementari: il DPD per i controlli periodici e la verifica, la cella chiusa per misurare e regolare in continuo la frazione realmente disinfettante.

Limiti del DPD

I limiti del metodo DPD

Il metodo DPD è affidabile, ma è una misura ottica su campione eseguita da un operatore: rispetto alla cella chiusa risente di più fattori.

pH non reale

La colorazione si sviluppa al pH della soluzione tampone, non a quello della vasca: la misura non rappresenta il reale potere disinfettante del cloro.

Temperatura

La velocità della reazione dipende dalla temperatura: con acqua o reagenti molto freddi la reazione rallenta e i tempi indicati dal metodo non sono più corretti.

Tempi di reazione

Una lettura troppo anticipata trova una colorazione incompleta e sottostima il cloro.

Altri ossidanti

Se nel campione sono presenti altri ossidanti la reazione è lenta o progressiva e il valore risulta sovrastimato.

Campionamento

Bolle d’aria nella cuvetta, torbidità del campione, cuvette sporche all’interno o all’esterno e reagenti scaduti alterano la lettura.

Cloro combinato

Le clorammine prodotte dai bagnanti aggiungono alla lettura del cloro libero un contributo indesiderato: con monoclorammina oltre 1 mg/l il fotometro legge fino al 20% in più della cella chiusa.

Effetto della monoclorammina sulla lettura del cloro libero con il metodo DPD

Monoclorammina (mg/l)Cloro libero letto in più (mg/l)Errore (%)
2,140,4320
1,980,4121
1,800,3922
1,690,3923
1,380,2921
1,050,1312
1,000,1313
0,440,0511
0,260,0312

Con valori discordanti si eseguono cinque misure successive con il reagente DPD1, si scartano il valore più alto e quello più basso e si calcola la media delle tre rimanenti.

Vantaggi e limiti

Cella aperta, cella chiusa e metodo DPD: vantaggi e limiti

Cella amperometrica chiusa SCL

Cella amperometrica chiusa

Vantaggi

  • Misura diretta: indica il cloro libero in mg/l, senza ricorrere al grafico che incrocia pH e mV.
  • Tappo a membrana selettiva: gli elettrodi non sono a contatto con l’acqua; passa il solo acido ipocloroso, mentre ione ipoclorito, cloro combinato e acido isocianurico restano esclusi.
  • pH e temperatura compensati: la compensazione automatica dà la certezza di leggere i mg/l di cloro libero effettivamente presenti, con risoluzione di 0,01 mg/l.
  • Molti bagnanti: la lettura resta quella del solo cloro libero anche nelle ore di maggiore affluenza.
  • Tarature al minimo: composizione e conducibilità dell’acqua non influiscono sulla lettura; è la soluzione con la minore manutenzione e la misura automatica resta allineata ai controlli del piano di autocontrollo.
Cella amperometrica aperta ECL6

Cella amperometrica aperta

Vantaggi

  • Lettura diretta: cloro libero in mg/l, senza grafici né conversioni: la scelta più semplice per la gestione quotidiana.
  • Tarature meno frequenti rispetto al Redox.

Limiti

  • Cloro combinato: gli elettrodi sono a contatto con l’acqua e sono influenzati dal cloro combinato, che cresce con il numero dei bagnanti e riduce nel tempo la precisione della lettura.
  • Stabilizzante: l’acido isocianurico influisce sulla lettura.
  • pH e acqua: pH, composizione e conducibilità dell’acqua influiscono, anche se in misura ridotta rispetto al Redox.
  • Taratura periodica: la misura va confrontata periodicamente con il fotometro DPD e la cella ritarata più spesso della cella chiusa.
Fotometro DPD

Metodo DPD

Vantaggi

  • Riferimento per i controlli: comparatori e fotometri DPD sono gli strumenti dei controlli manuali e della verifica dei sistemi automatici.
  • Cloro libero e totale: con i reagenti DPD1 e DPD3 si misurano cloro libero, totale e, per differenza, combinato.
  • Semplice e portatile: non richiede installazione.

Limiti

  • Misura puntuale: non segue il processo e non comanda il dosaggio.
  • pH non reale: il campione è portato a pH 6,2 – 6,5; la lettura non rappresenta il reale potere disinfettante.
  • Interferenze: clorammine, altri ossidanti, stabilizzante, torbidità, bolle e temperatura alterano la lettura.
  • Dipende dall’operatore: tempi di reazione, pulizia delle cuvette e reagenti in corso di validità; con valori discordanti servono misure ripetute.
Dati tecnici

Requisiti e controlli dell’acqua

Requisiti dell’acqua di vasca

ParametroValore
Temperatura, vasche coperte24 – 30 °C
Temperatura, vasche coperte per bambini26 – 32 °C
Temperatura, vasche scoperte18 – 30 °C
pH, disinfezione con cloro6,5 – 7,5
pH, cloro stabilizzato6,9 – 7,7
Cloro attivo libero0,7 – 1,5 mg/l
Cloro attivo combinatofino a 0,4 mg/l
Cloro stabilizzato: cloro libero1,5 – 3,0 mg/l
Cloro stabilizzato: acido isocianurico30 – 60 mg/l
Torbidità2,5 mg/l di SiO₂
Solidi grossolaniassenti

Valori dell’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003 (Allegato 1, tabella A2), a cui la UNI 10637:2024 rimanda per i requisiti dell’acqua di vasca; i requisiti devono essere rispettati in qualsiasi punto della vasca.

Controlli dell’acqua di vasca sul campo

Frequenze minime delle analisi chimiche e chimico-fisiche eseguite dall’addetto agli impianti. Nelle piscine di tipo 2 con misura e dosaggio automatici il gestore può modificarle nel piano di autocontrollo, sulla base di motivate evidenze analitiche.

ParametroTipo 1, tipo 2 oltre 100 m², tipo 3Tipo 2 fino a 100 m²
TemperaturaUna al giorno, prima dell’aperturaUna al giorno, prima dell’apertura
pHUn’ora prima dell’apertura e una durante l’aperturaUn’ora prima dell’apertura e una a metà circa dell’orario di apertura
Cloro attivo liberoUn’ora prima dell’apertura, poi ogni 3 oreUn’ora prima dell’apertura e una a metà circa dell’orario di apertura
Cloro attivo combinatoCon la prima e con l’ultima analisi del cloro liberoUn’ora prima dell’apertura e una a metà circa dell’orario di apertura
TorbiditàVisiva ogni giorno; strumentale una alla settimana (consigliata)Visiva ogni giorno
Solidi grossolaniAssenza verificata dal personale a bordo vasca durante l’aperturaAssenza verificata dal personale a bordo vasca durante l’apertura
Acido isocianuricoUna alla settimana, se si impiegano cloroisocianuratiUna alla settimana, se si impiegano cloroisocianurati
OzonoUna al giorno, se impiegatoUna al giorno, se impiegato
NitratiUna al mese (consigliata)Una al mese (consigliata)

Analisi microbiologiche dell’acqua di vasca: mensili nelle piscine di tipo 1 (bimestrali dopo 4 mesi consecutivi conformi), bimestrali nei tipi 2 e 3; la prima va eseguita, con esito conforme, prima dell’apertura stagionale. Dove idromassaggi o altre attrezzature generano aerosol si applica il protocollo di controllo del rischio legionellosi.

Vasca lavapiedi

La vasca lavapiedi

All’ingresso del piano vasca la vasca lavapiedi si riempie a ogni passaggio con acqua addizionata di antimicotico: la pompa dosatrice immette il prodotto nella tubazione di alimentazione, in proporzione al volume misurato dal contatore lancia impulsi oppure in quantità predefinita a ogni attivazione.

Schema della vasca lavapiedi: linea di mandata con valvola a sfera, valvola di ritegno, elettrovalvola e contatore lancia impulsi, pompa dosatrice dell’antimicotico con contenitore, colonna inox con fotocellula, linea di carico e vasca in VTR con scarico sifonato
1

Passaggio

La fotocellula sulla colonna inox rileva il passaggio della persona e apre l’elettrovalvola sulla linea di mandata.

2

Carico

L’acqua attraversa la valvola a sfera, la valvola di ritegno, l’elettrovalvola e il contatore e raggiunge la vasca dalla linea di carico.

3

Dosaggio

Il contatore misura il volume immesso e la pompa dosa l’antimicotico in proporzione, oppure in quantità predefinita a ogni attivazione.

Che cosa serve per la vasca lavapiedi

Pompa dosatrice elettromagnetica VMS MF

Pompa dosatrice

Immette l’antimicotico nella linea di carico della vasca; alimentazione 230 VAC.

Contatori lancia impulsi

Contatore lancia impulsi

Misura l’acqua immessa nella vasca e comanda la pompa in proporzione al volume.

Elettrovalvola

Fotocellula ed elettrovalvola

La fotocellula, su colonna in acciaio inox alta 0,80 m, comanda l’elettrovalvola sulla linea di mandata; alimentazione 24 VAC.

Scarichi

Acque di scarico: i limiti del cloro

Le acque di svuotamento della vasca, di lavaggio dei filtri, di troppopieno e degli strumenti che usano reattivi seguono le disposizioni nazionali e regionali vigenti; prima dello scarico il cloro, mantenuto in vasca intorno a 1,0 mg/l per la disinfezione, va riportato entro i limiti previsti per il recettore. I valori limite di emissione sono quelli dell’Allegato 5 alla Parte terza del D.Lgs. 152/2006, salvo limiti più restrittivi fissati da Regioni, autorità competenti o gestori della rete fognaria.

Acque superficiali

Tabella 3: cloro attivo libero non superiore a 0,2 mg/l.

Fognatura

Tabella 3: cloro attivo libero non superiore a 0,3 mg/l, in assenza di limiti diversi stabiliti dall’autorità competente o dal gestore dell’impianto di depurazione finale.

Suolo

Tabella 4: cloro attivo non superiore a 0,2 mg/l, oltre agli altri parametri previsti per lo scarico sul suolo.

Con il cloro libero in vasca a 1,0 mg/l, prima dello scarico occorre quindi ridurlo a 0,2 – 0,3 mg/l. Le acque di controlavaggio contengono inoltre i solidi trattenuti dai filtri e possono superare gli altri parametri della tabella, come i cloruri.

Declorazione

La declorazione: dosaggio costante o volumetrico

Una pompa dosatrice immette nella tubazione di scarico un prodotto declorante, ad esempio sodio metabisolfito o perossido di idrogeno, con dosaggio costante attivato da un sensore di presenza acqua oppure proporzionale al volume scaricato misurato da un contatore.

Con sensore di presenza acqua

Dosaggio costante, attivato automaticamente quando l’acqua scorre nella tubazione di scarico.

Con contatore lancia impulsi

Dosaggio proporzionale al volume d’acqua scaricato, misurato dal contatore.

Con sensore di presenza acqua

Il sensore capacitivo rileva l’acqua nella tubazione durante le fasi di scarico e attiva la pompa, che dosa una quantità costante di declorante (0 – 800 o 0 – 8.000 g/h). La quantità si determina in base al cloro totale in vasca, alla portata della pompa di ricircolo e alla quantità di prodotto necessaria per abbattere 1 mg/l, indicata in etichetta.

Schema della declorazione con sensore di presenza acqua: tubazione di scarico con il sensore capacitivo su presa a staffa, pompa dosatrice sul contenitore del declorante con vasca di sicurezza e iniezione a valle del sensore
Sensore capacitivo di presenza acqua montato sulla tubazione con presa a staffa

Sensore di presenza acqua

Capacitivo, senza contatto con l’acqua: si installa all’esterno della tubazione con presa a staffa e raccordo da 3/4". Sensibilità regolabile tramite trimmer, LED di segnalazione, grado di protezione IP 67.

Pompa dosatrice per il declorante

Pompa dosatrice

Attivata dal sensore, dosa una quantità costante di declorante impostata con la manopola, da 0 a 800 o da 0 a 8.000 g/h; sonda di livello del prodotto.

Con contatore lancia impulsi

Il dosaggio è proporzionale al volume misurato dal contatore sullo scarico. Si impostano gli impulsi per litro (contatori a turbina) o i litri per impulso (Woltmann), il cloro totale, la concentrazione di prodotto da dosare e il titolo del prodotto.

Schema della declorazione con contatore lancia impulsi: tubazione di scarico con il contatore, pompa dosatrice proporzionale sul contenitore del declorante con vasca di sicurezza e iniezione a valle
Contatori lancia impulsi

Contatore lancia impulsi

A turbina o Woltmann, da 1” 1/2 o da 2”, sulla tubazione di scarico: invia alla pompa un impulso ogni volume d’acqua impostato.

Pompa dosatrice VMS MF per il declorante

Pompa dosatrice VMS MF

Multifunzione in regolazione proporzionale volumetrica: dosa il declorante in ppm secondo gli impulsi del contatore. Versioni da 3 bar / 10 l/h o 2 bar / 15 l/h; sonda di livello del prodotto inclusa.

Sintesi a scopo informativo. Per la progettazione e la gestione fare riferimento al testo integrale della UNI 10637:2024, all’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003 e ai provvedimenti della propria regione.

Adeguamento dell’impianto

Indicateci tipo, volume e attrezzature della piscina: vi proporremo i sistemi di misura, regolazione e dosaggio adatti ai requisiti della UNI 10637:2024.

Contatti

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