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Approfondimenti · Acqua potabile

L’acqua del pozzo

Le acque di pozzo, di sorgente o di invaso naturale possono essere contaminate da infiltrazioni di suoli inquinati, scarichi non adeguatamente depurati, rifiuti animali e pesticidi: per rispondere ai requisiti di potabilità devono essere trattate e disinfettate, e un residuo di disinfettante deve proteggerle lungo la rete di distribuzione fino alle utenze. L’efficacia dipende dal disinfettante, dal pH, dalla materia inquinante e da una misura affidabile del residuo.

  • Analisi e trattamenti
  • Disinfezione con ipoclorito
  • Cloro libero attivo 0,2 mg/l
  • Redox, cella amperometrica, DPD
  • Sistemi di disinfezione
Illustrazione: il pozzo, da cui si attinge l’acqua da rendere potabile
Acqua di pozzo
0,2mg/lCloro libero attivo di guardia
20minTempo di contatto minimo
0,01mg/lRisoluzione della cella chiusa
6,5 – 9,5pHDell’acqua potabile
Analisi

L’analisi dell’acqua

Prima di utilizzare l’acqua è opportuno eseguire un’analisi chimico-fisica e batteriologica, per stabilire gli interventi necessari alla potabilizzazione. L’uso di acque non trattate, per bere o per l’igiene personale, può causare disturbi gastrointestinali, infezioni e altre patologie gravi.

Bicchiere d’acqua potabile al rubinetto

Parte chimico-fisica

Indica i trattamenti fisici necessari: filtrazione, riduzione dei nitrati, della durezza, del ferro e del manganese.

Parte batteriologica

Indica la presenza di agenti microbiologici (coliformi, coliformi fecali, Escherichia coli, streptococchi, Pseudomonas aeruginosa), eliminabili con un trattamento chimico di disinfezione.

Trattamenti

I trattamenti

Secondo l’esito dell’analisi, l’acqua può essere sottoposta a uno o più dei seguenti trattamenti.

Anticalcare magnetico installato sulla tubazione

Filtrazione

Elimina terra, sabbia e altro particolato che, oltre a intorbidire l’acqua, costituisce un nucleo di crescita per le contaminazioni microbiologiche.

Denitrificazione

Riduce i nitrati, sostanze azotate rilasciate da animali, scarichi e fertilizzanti.

Addolcimento

Riduce la durezza e protegge impianto idraulico ed elettrodomestici dal calcare; si realizza con addolcitori, anticalcare magnetici o osmosi inversa.

Anticalcare magnetici →

Deferrizzazione

Elimina l’eccesso di ferro e manganese, che colora l’acqua di rosso o di nero ed è nutrimento per i ferrobatteri, microrganismi che proliferano dove i metalli si ossidano.

Disinfezione

Un disinfettante come l’ipoclorito di sodio inattiva virus, batteri e altri microrganismi e rende l’acqua idonea al consumo umano; un residuo di disinfettante la mantiene tale lungo la rete.

Biofilm

Microrganismi e biofilm

Nelle acque di falda, di pozzo, di sorgente e superficiali utilizzate a scopo potabile la flora microbica è una presenza costante, dovuta alla dispersione di scarichi non adeguatamente depurati, di rifiuti animali e di pesticidi. Tutte queste acque richiedono un trattamento adeguato per rispondere ai requisiti di potabilità.

Illustrazione: biofilm maturo sulla parete di una tubazione, colonizzato dai batteri

Microrganismi in sospensione

Una parte dei microrganismi rimane in sospensione e raggiunge rubinetti, docce e ogni altro punto di utilizzo: viene assorbita per ingestione diretta e per contatto con la pelle.

Formazione del biofilm

La restante parte si deposita sulle pareti di serbatoi e tubazioni e forma il biofilm, uno strato ricco di nutrienti che protegge i microrganismi dall’azione dei disinfettanti. Si sviluppa dove la velocità dell’acqua è ridotta (diramazioni, curve, raccordi, valvole) o dove l’acqua ristagna (bracci morti, rubinetti, soffioni, guarnizioni, rompigetto, apparecchi per il trattamento domestico).

Distacco e contaminazione

Nelle variazioni di flusso il biofilm si distacca dal substrato e, trasportato dall’acqua, raggiunge i rubinetti, aumentando la carica microbica. Il biofilm è diffuso anche in natura: ne sono esempi la placca dentale e lo strato melmoso sulle rocce di un ruscello o sotto lo scafo delle imbarcazioni.

Disinfettanti

I disinfettanti impiegati

Ogni disinfettante presenta vantaggi e svantaggi: nessuno è ideale in tutte le circostanze. I più impiegati negli impianti di potabilizzazione:

Molecola dell’ipoclorito

Ipoclorito di sodio

È il disinfettante più diffuso. Permane in acqua come cloro libero attivo e protegge la rete di distribuzione; meno impiegati l’ipoclorito di calcio e il cloro gassoso.

Molecola del biossido di cloro ClO2

Biossido di cloro

Prodotto in loco da generatori dedicati, protegge a lungo la rete ed è impiegato anche nella prevenzione della legionella; la monoclorammina, prodotta in continuo, è indicata per reti estese e strutture con elevati consumi d’acqua.

Molecola dell’ozono O3

Ozono e raggi UV

Disinfettano nel momento del contatto con l’acqua ma non lasciano un residuo: non proteggono la rete da contaminazioni successive.

Il cloro

Come agisce il cloro

Il cloro è il disinfettante più diffuso: a differenza dei disinfettanti più volatili, come l’ozono, permane in acqua come cloro libero attivo e protegge dalla ricrescita batterica durante la distribuzione e da eventuali contaminazioni successive al trattamento.

Illustrazione: le gocce di cloro inseguono un batterio
1

Ossidazione

Il cloro altera la permeabilità cellulare dei microrganismi e danneggia acidi nucleici ed enzimi. I prodotti della reazione con l’acqua attaccano a livello molecolare virus e batteri, le altre sostanze organiche e quelle inorganiche, come i composti di ferro, manganese e ammoniaca.

2

Domanda di cloro

La disinfezione, tecnicamente un’ossidazione, consuma cloro: il disinfettante va aggiunto finché tutta la materia ossidabile presente in acqua non è stata ossidata. Molti batteri, anche patogeni, vengono inattivati rapidamente alle concentrazioni impiegate per l’acqua potabile.

3

Cloro libero attivo

Si aggiunge quindi una piccola quantità ulteriore, dell’ordine di 0,2 mg/l, che resta “di guardia” verso nuove contaminazioni: è il cloro libero attivo, che protegge dalla ricrescita batterica in rete e contrasta la formazione del biofilm.

Il cloro è il metodo più efficace ed economico per disinfettare l’acqua di un pozzo o di una sorgente, sia al servizio di un acquedotto sia di una piccola utenza domestica.

Disinfezione

Come disinfettare l’acqua del pozzo

Sistema di misura del cloro residuo e dosaggio dell’ipoclorito
1

Serbatoio di accumulo

Nella maggior parte dei casi l’acqua del pozzo viene raccolta in un serbatoio e distribuita alle utenze da una pompa di rilancio: il sistema di disinfezione si installa in prossimità del serbatoio.

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Misura del cloro libero

Una sonda dedicata alle basse concentrazioni tipiche delle acque potabili misura il cloro libero e comanda il dosaggio dell’ipoclorito necessario a eliminare la carica batterica.

3

Il set point

Si imposta la concentrazione di disinfettante da mantenere in acqua: per il cloro libero tipicamente 0,2 mg/l. La pompa riduce progressivamente la portata in prossimità del set point.

pH

Influenza del pH

L’efficacia disinfettante del cloro dipende dal pH dell’acqua: all’aumentare del pH è necessaria una quantità maggiore di cloro per inattivare la stessa quantità di microrganismi. L’acqua potabile può avere un pH compreso tra 6,5 e 9,5: a parità di cloro libero misurato, la quota realmente disinfettante cambia molto da un’acqua all’altra.

Grafico: quota di acido ipocloroso e di ione ipoclorito sul cloro libero al variare del pH, con la fascia del pH dell’acqua potabile

pH acido

Il cloro si dissocia formando prevalentemente acido ipocloroso, la forma con il potere ossidante più elevato.

pH alcalino

Prevale lo ione ipoclorito, con un potere ossidante sensibilmente inferiore; con pH superiori a 9 l’ipoclorito diventa quasi del tutto inefficace.

Valori a 25 °C: l’acido ipocloroso è circa il 78% del cloro libero a pH 7,0, il 52% a pH 7,5 e il 26% a pH 8,0. Per questa stretta correlazione i sistemi di misura del cloro libero compensano le variazioni di pH e temperatura e la cella amperometrica chiusa misura direttamente l’acido ipocloroso. Il metodo DPD porta invece il campione a pH 6,2 – 6,5, dove quasi tutto il cloro libero è acido ipocloroso: per questo legge il cloro libero complessivo, indipendentemente dal pH reale dell’acqua.

Materia inquinante

Influenza della materia inquinante

Anche la quantità di materia organica e inorganica presente in acqua (microrganismi, sostanze organiche, ferro, rame, manganese) influisce sul valore di cloro libero attivo.

Acqua con poche impurità

Una quantità relativamente modesta di cloro è sufficiente a raggiungere un valore elevato di cloro libero attivo.

Inquinamento crescente

Se l’inquinamento aumenta senza un corrispondente aumento del disinfettante, il cloro viene consumato per ossidare la materia presente e il cloro libero attivo diminuisce: occorre aggiungere disinfettante fino a ristabilire il valore desiderato.

A parità di pH, una diminuzione del cloro libero attivo indica quindi un aumento della contaminazione. I sistemi di misura e dosaggio automatizzano completamente questo processo.

Schema tipo

Schema di funzionamento impianto di disinfezione

Schema tipo: acqua potabile
Misura

Principi di misura del disinfettante

Il residuo di disinfettante si misura in continuo con elettrodi Redox oppure con celle amperometriche, aperte o chiuse; il metodo DPD lo verifica su un campione.

Elettrodo Redox ad alta linearità per acque potabili

Redox (ORP)

Cloro, bromo, perossido di idrogeno, acido peracetico e ozono distruggono le molecole dei contaminanti organici, come batteri e alghe. Il potenziale di ossidoriduzione ne indica la capacità disinfettante: espresso in mV, è positivo in presenza di ossidanti (cloro) e negativo in presenza di riducenti (bisolfito di sodio). È una misura indiretta: non legge i mg/l di cloro libero.

Porta sonde a deflusso con la cella amperometrica aperta ECL6 e ingrandimento dell’elettrodo in rame

Cella amperometrica aperta

Gli elettrodi sono a diretto contatto con l’acqua e misurano la corrente generata dall’ossidante: la lettura è direttamente in mg/l, con una dipendenza ridotta dal pH e la compensazione della temperatura; risente del cloro combinato e va tarata periodicamente.

Cella amperometrica chiusa SCL3N con tappo a membrana

Cella amperometrica chiusa

Elettrodo di misura ed elettrodo di riferimento sono racchiusi in una camera con elettrolita, separata dal campione da un tappo a membrana semipermeabile al solo ossidante da misurare: è il sistema più preciso per quantificare il disinfettante, con lettura diretta in mg/l e risoluzione di 0,01 mg/l. Per l’acqua fredda si impiega la cella SCL3N.

Fotometro DPD

Metodo DPD

Un reagente porta il campione a pH 6,2 – 6,5 e lo colora in proporzione al cloro libero; il fotometro misura il colore e lo converte in mg/l, con un secondo reagente il cloro totale. È una misura puntuale, per il controllo e la taratura dei sistemi automatici.

Redox

Il potenziale Redox nell’acqua potabile

Con il cloro come disinfettante, il potenziale Redox dipende direttamente dal pH e, in misura minore, dalla temperatura: all’aumentare del pH l’efficacia del cloro diminuisce e per disinfettare occorre raggiungere un potenziale più elevato. Il potenziale aumenta in presenza di ossidanti come il cloro e diminuisce con la contaminazione.

Grafico di corrispondenza tra potenziale Redox in mV, pH e cloro libero in mg/l

Materia organica

Con poche impurità una modesta quantità di cloro produce un potenziale elevato. Se l’inquinamento aumenta senza un aumento del disinfettante il potenziale si abbassa: a parità di pH, un potenziale in calo indica una contaminazione crescente.

Elettrodo ad alta linearità

Per le basse concentrazioni di cloro tipiche delle acque potabili si impiegano elettrodi ad alta sensibilità, alta linearità e bassa impedenza; l’elettrodo di misura in platino non partecipa alle reazioni ma assume il potenziale di equilibrio della soluzione.

Verifica periodica

La lettura dipende dal pH e dalla conducibilità: la corrispondenza tra mV e cloro libero va verificata periodicamente con il metodo DPD.

Il sistema con controllo Redox →
Riferimento

L’elettrodo di riferimento

L’elettrodo di riferimento ha un potenziale noto, costante e indipendente dalle condizioni esterne: è normalmente costituito da un metallo ricoperto da un suo sale poco solubile, immerso in una soluzione che contiene l’anione dello stesso sale.

Elettrodo combinato con l’elettrodo di riferimento incorporato

Cloruro d’argento

Ag/AgCl/sol. KCl: è il riferimento oggi più diffuso; temperatura massima di circa 100 °C; non presenta isteresi apprezzabili al variare della temperatura.

Setto poroso

Cilindretto ceramico, anello di PTFE poroso o altro: lascia passare un minimo flusso di elettrolita verso la soluzione, per mantenere la continuità elettrica, impedire incrostazioni e precipitazioni nei pori ed evitare l’ingresso del campione nel riferimento.

Elettrolita

Il sale deve contenere ioni cloruro, per l’equilibrio elettrochimico con il cloruro d’argento, essere ben solubile ed equitrasferente (anione e catione con la stessa mobilità ionica), per non creare un potenziale di diffusione sul setto.

Doppia giunzione

Se il KCl forma precipitati con il campione o reagisce con esso si impiega un riferimento a doppia giunzione: un primo serbatoio con KCl e un secondo con una soluzione di contatto adatta, ad esempio KNO3 saturo.

Cella chiusa

La cella amperometrica chiusa

Una cella amperometrica è un sistema elettrochimico che trasforma energia chimica in energia elettrica: gli elettrodi rilevano la corrente generata dall’acido ipocloroso che attraversa il tappo a membrana; l’elettronica compensa la lettura in base a temperatura e pH e invia il segnale allo strumento, che visualizza i mg/l di cloro libero, con risoluzione di 0,01 mg/l. Per l’acqua fredda si impiega la cella SCL3N; una cella dedicata misura il cloro totale.

Porta elettrodi a deflusso con la cella amperometrica chiusa

Membrana selettiva

Il tappo a membrana protegge gli elettrodi dal contatto diretto con l’acqua e fa sì che venga misurato solo il disinfettante specifico della cella, escludendo ione ipoclorito, clorammine e le sostanze che potrebbero alterare la lettura.

Flusso costante

La misura richiede un flusso d’acqua costante, dell’ordine di 30 – 40 l/h: con poca portata la cella legge meno, con portata eccessiva legge di più. Le celle si installano in un porta elettrodi a deflusso in PMMA, con regolazione della portata del campione e sensore di flusso, che arresta il dosaggio in assenza di circolazione.

Manutenzione

Torbidità, oli, sospensioni organiche, ferro e manganese possono occludere la membrana e ridurre gli intervalli di manutenzione; depositi e biofilm abbassano la lettura e il tappo a membrana va sostituito con la periodicità indicata. Le variazioni di conducibilità richiedono nuove tarature. Per queste acque esistono celle a tre elettrodi con autopulizia a sfere, mosse dal flusso dell’acqua.

Metodo DPD

Il metodo DPD: una misura colorimetrica su campione

Il metodo DPD si basa su una reazione chimica che avviene in una cuvetta riempita con un campione d’acqua. È il metodo dei comparatori manuali e dei fotometri, con cui si verificano i sistemi automatici e si eseguono i controlli lungo la rete di distribuzione.

Principio del fotometro DPD: sorgente luminosa, campione colorato, filtro, rivelatore e lettura in mg/l

La reazione

Il reagente DPD1, in pastiglia o liquido, contiene una soluzione tampone che porta il campione a pH 6,2 – 6,5 e reagisce con tutto il cloro libero, acido ipocloroso e ione ipoclorito, sviluppando una colorazione rosa proporzionale alla concentrazione.

La lettura

Il fotometro misura l’assorbanza del campione alla lunghezza d’onda del rosa e la converte in mg/l di cloro libero; nel comparatore manuale il colore si confronta a occhio con una scala.

Cloro totale e combinato

Aggiungendo allo stesso campione il reagente DPD3 si misura il cloro totale; la differenza con il cloro libero è il cloro combinato.

Una fotografia, non un film

Ogni misura descrive l’acqua nel momento del prelievo: è adatta al controllo e alla taratura, non a seguire il processo né a comandare il dosaggio.

DPD e cella chiusa

Perché DPD e cella chiusa danno valori diversi

Le differenze tra la lettura della cella chiusa e quella del fotometro DPD sono frequenti e non sono un’anomalia: i due metodi non misurano la stessa cosa.

Fotometro DPD

Il pH della misura

Il metodo DPD porta il campione a pH 6,2 – 6,5 e misura il cloro libero come se fosse tutto acido ipocloroso. La cella chiusa misura l’acqua al suo pH reale: con un’acqua a pH 7,5 – 8 l’acido ipocloroso è la metà o meno del cloro libero e la cella legge sensibilmente meno del fotometro.

Non è un errore di taratura

In questi casi la cella non va ritarata sul valore del DPD: indica la quota di cloro che disinfetta davvero, mentre il DPD indica il cloro libero complessivo, compresa la parte che al pH dell’acqua ha un potere disinfettante ridotto.

Le clorammine

Le clorammine, che si formano in presenza di ammoniaca, aumentano la lettura del DPD; la membrana della cella chiusa le esclude.

In continuo o puntuale

La cella segue ogni variazione in tempo reale e comanda il dosaggio; il DPD fotografa un istante, con il margine d’errore del campionamento e dell’operatore.

I due strumenti sono complementari: il DPD per i controlli periodici e la verifica, la cella chiusa per misurare e regolare in continuo il residuo realmente disinfettante.

Limiti del DPD

I limiti del metodo DPD

Il metodo DPD è affidabile, ma è una misura ottica su campione eseguita da un operatore: rispetto alla cella chiusa risente di più fattori.

pH non reale

La colorazione si sviluppa al pH della soluzione tampone, non a quello dell’acqua in rete: la misura non rappresenta il reale potere disinfettante del cloro.

Temperatura

La velocità della reazione dipende dalla temperatura: con acqua o reagenti molto freddi la reazione rallenta e i tempi indicati dal metodo non sono più corretti.

Tempi di reazione

Una lettura troppo anticipata trova una colorazione incompleta e sottostima il cloro.

Altri ossidanti

Se nel campione sono presenti altri ossidanti la reazione è lenta o progressiva e il valore risulta sovrastimato.

Campionamento

Bolle d’aria nella cuvetta, torbidità del campione, cuvette sporche all’interno o all’esterno e reagenti scaduti alterano la lettura.

Clorammine e monoclorammina

Le clorammine, che si formano quando l’acqua contiene ammoniaca, e la monoclorammina impiegata come disinfettante aggiungono alla lettura del cloro libero un contributo indesiderato: con monoclorammina oltre 1 mg/l il fotometro legge fino al 20% in più della cella chiusa.

Effetto della monoclorammina sulla lettura del cloro libero con il metodo DPD

Monoclorammina (mg/l)Cloro libero letto in più (mg/l)Errore (%)
2,140,4320
1,980,4121
1,800,3922
1,690,3923
1,380,2921
1,050,1312
1,000,1313
0,440,0511
0,260,0312

Con valori discordanti si eseguono cinque misure successive con il reagente DPD1, si scartano il valore più alto e quello più basso e si calcola la media delle tre rimanenti.

Funzionamento

Funzionamento di un impianto di disinfezione

Sistema di misura e dosaggio del cloro su pannello
1

Contatto con l’acqua

Le sonde vengono poste a contatto con l’acqua da analizzare: in immersione nel serbatoio di accumulo, in un porta elettrodi a deflusso installato in by-pass oppure in linea sulla tubazione.

2

Dosaggio

Lo strumento comanda una o più pompe dosatrici, che immettono il disinfettante direttamente nel serbatoio di accumulo oppure, in sua assenza, nella tubazione.

3

Tempo di contatto

Perché il cloro possa disinfettare l’acqua occorre garantire un tempo di contatto adeguato al tipo di organismo patogeno presente, comunque non inferiore a 20 minuti.

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Regolazione continua

Le sonde misurano in continuo e comandano il dosaggio fino al valore impostato, generalmente 0,2 mg/l di cloro libero. L’acqua che entra nel serbatoio viene disinfettata e la pompa ripristina il valore impostato.

Gli strumenti dispongono di uscite 4-20 mA proporzionali ai valori misurati e possono essere telecontrollati dal portale web.

Sistemi

I sistemi di disinfezione

Dal dosaggio in proporzione al volume ai sistemi che misurano il residuo, fino ai sistemi multiparametro per gli acquedotti. Il metodo DPD accompagna sempre il sistema automatico: per tararlo, per verificarlo e per i controlli lungo la rete di distribuzione.

Dosaggio volumetrico

Dosaggio volumetrico

La soluzione più immediata: il contatore lancia impulsi installato sulla tubazione dell’acqua da trattare comanda la pompa dosatrice, che inietta l’ipoclorito in proporzione al volume d’acqua misurato. Adatta alle acque di qualità costante, con il controllo periodico del residuo.

Vantaggi

  • Soluzione semplice e immediata: il contatore comanda direttamente la pompa.
  • Dosaggio proporzionale alla portata, senza sonde da tarare.

Limiti

  • Non misura il residuo: adatta alle acque di qualità costante, con il controllo periodico del cloro.
Cloro residuo

Cloro residuo

Lo strumento LDsCL misura in continuo il cloro libero residuo con una cella amperometrica e comanda la pompa dell’ipoclorito in proporzione al valore misurato, fino al set point: il residuo resta costante anche quando cambiano la portata o la qualità dell’acqua.

Vantaggi

  • Cloro libero misurato in continuo in mg/l con la cella amperometrica.
  • Il residuo resta costante anche quando cambiano la portata o la qualità dell’acqua.
Controllo Redox

Controllo Redox

Lo strumento LDsRh misura il potenziale Redox, che indica il potere disinfettante dell’acqua, e dosa l’ipoclorito fino al set point impostato. Utilizza un elettrodo ad alta linearità per le acque potabili.

Vantaggi

  • Misura del potere disinfettante dell’acqua con l’elettrodo ad alta linearità per acque potabili.
  • Soluzione semplice ed economica.

Limiti

  • Misura indiretta: legge i mV e non i mg/l di cloro libero.
  • La lettura dipende dal pH e dalla conducibilità e va verificata periodicamente con il test del cloro.
Biossido di cloro

Biossido di cloro

Il generatore LOTUS AIR produce in loco biossido di cloro da acido cloridrico e clorito di sodio, in ciclo automatico e a pressione ambiente, con il dosaggio in proporzione al volume d’acqua e/o al valore residuo misurato.

Vantaggi

  • Prodotto sempre fresco, in piccole quantità, con sottoprodotti pressoché assenti.
  • Precursori di costo sensibilmente inferiore: la produzione in loco diventa conveniente sul medio periodo.
  • Dosaggio a contatore, a misura del residuo, a segnale 4/20 mA o a Redox, anche in più punti.
  • Parere di idoneità INAIL: riduzione fino al 28% del premio annuale.

Limiti

  • Conveniente laddove i consumi di acqua ne giustifichino l’adozione.
Monoclorammina

Monoclorammina

Il sistema MDS produce in continuo la monoclorammina da due reagenti a concentrazione nota, ammoniaca e ipoclorito, dosati insieme all’acqua di diluizione in un reattore in PVDF; il contatore sulla tubazione ne comanda il dosaggio.

Vantaggi

  • Elevata stabilità: protegge anche reti estese e complesse.
  • Azione indipendente dal pH, scarsamente aggressiva, conveniente per grandi volumi.

Limiti

  • Sistema indicato per ospedali, RSA e strutture con elevati consumi di acqua.
Acquedotti con Centurio PRO

Acquedotti con Centurio PRO

Ideale per gli acquedotti dove devono essere monitorati tutti i parametri fondamentali dell’acqua con un unico strumento, come il dosaggio volumetrico sul riempimento della vasca di contatto, l’analisi della torbidità, della conducibilità e del pH dell’acqua oltre al dosaggio residuometrico tramite cella amperometrica.

Vantaggi

  • Un unico strumento per cloro, torbidità, livello della vasca e contatori.
  • Dosaggio proporzionale al volume con la correzione sul residuo misurato.
  • Telecontrollo e registrazione dei dati.

Limiti

  • Ideale per l’utilizzo negli acquedotti pubblici.

Analisi e consulenza

Inviateci l’analisi dell’acqua e indicateci l’origine, i consumi e il volume del serbatoio: vi proporremo il sistema di disinfezione e di misura più adatto.

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