SISTEMI ANTI-LEGIONELLA
SISTEMI ANTI-BIOFILM


  • La legionella è un microrganismo presente, in quantità ridotta, in tutte le acque naturali.
    Dagli ambienti naturali viene trasportata negli impianti idrici, nei quali prolifera in tutti i luoghi nei quali l’acqua ristagna e, particolarmente, negli impianti e nei locali caldi ed umidi, nei quali la temperatura oscilla tra i 25 ed i 55° C.
    La trasmissione all'uomo, che può portare anche alla morte dell'individuo contagiato, avviene inalando goccioline di acqua infetta dal batterio; pertanto, anche in ottemperanza alle vigenti normative sanitarie e di sicurezza, occorre prestare molta attenzione al trattamento delle acque delle strutture ricettive ( alberghi, piscine ), nosocomiali ( ospedali, case di cura, RSA ) ed industriali ( torri di raffreddamento ) che andranno ad alimentare:

    • Umidificatori, nebulizzatori
    • Saune e bagni turchi
    • Docce e lavadini
    • Piscine
    • Torri di raffreddamento
    • Boiler di riscaldamento, specialmente nella parte bassa del boiler, dove sono presenti sedimenti e dove la temperatura è più bassa
    • Scaldabagni
    • Serbatoi di accumulo
    • Vasche idromassaggio
    • Irrigatori
    • Fontane
    • Tubazioni di acqua, specialmente nelle zone a lenta o nessuna circolazione


    DISINFEZIONE DEL BIOFILM
    La legionella riesce trova possibilità di accumulo ed accrescimento in presenza di Biolfilm; è fondamentale, pertanto, l'utilizzo di sistemi che possano eliminare questa sostanza dalle superfici in contatto con l'acqua.

    biofilm legionella
    La legionella e la restante parte dei microrganismi presente in acqua tende a depositarsi sulle pareti dei serbatoi e delle tubazioni, andando a far parte del cosiddetto biofilm.
    Il biofilm è presente un po’ ovunque in natura: ne sono esempio la placca dentale, lo strato melmoso sulla roccia bagnata da un ruscello, la pellicola che si forma sotto gli scafi delle barche ormeggiate, la mucillagine che compare in un vaso da fiori, lo strato di batteri demolitori della cellulosa che si formano sui foraggi dopo che vacche o altri ruminanti lo hanno ingerito.
    Il biofilm consente ai microrganismi presenti in rete di sopravvivere ed, in condizioni favorevoli, di moltiplicarsi; è una sostanza ricca di nutrienti ed ha un effetto protettivo sui microrganismi nei confronti dei disinfettanti utilizzati durante la potabilizzazione.
    Si forma sulle superfici che sono in contatto con l'acqua, come le condotte, i serbatoi e le tubazioni e si manifesta principalmente in corrispondenza dei tratti della rete dove è presente una ridotta velocità di flusso dell’acqua ( diramazioni, curve, raccordi, valvole ) o dove si stabiliscono condizioni di potenziale ristagno ( bracci morti, tubi delle utenze private, rubinetti, soffioni, guarnizioni, raccordi e rompigetto, apparecchi per il trattamento domestico dell’acqua ).
    In condizioni di dinamicità del sistema e, cioè, con il passaggio di acqua, parte del biofilm si distacca dal substrato e, trasportato dall’acqua, giunge ai rubinetti, aumentando, di conseguenza, la carica microbica presente in acqua.


    PREVEZIONE
    QUADRO NORMATIVO
    Per prevenire non solo la contaminazione, ma anche il rischio di esposizione a tale batterio, le vigenti normative obbligano i responsabili degli impianti termici e tecnici ad elaborare un documento di valutazione dei rischi, nel quale sia stabilito quali interventi vengono effettuati, con quale periodicità e quali strumenti tecnologici vengono utilizzati per ridurre il rischio di esposizione.
    Le recenti linee guida raccomandano di procedere con la totale eliminazione di qualsiasi traccia di tale batterio e di osservare sul lungo periodo l'eventuale comparsa di Biofilm.
    Le normative di riferimento sono:

    • Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi del 2000

    • Linee guida recanti indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico-recettive e termali del 2005
    • Tale documento è frutto dell’accordo tra il Ministero della Salute e le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, ed è stato elaborato al fine di offrire ai direttori di strutture turistico-recettive e termali gli elementi di giudizio per la valutazione del rischio legionellosi in dette strutture e un insieme di suggerimenti tecnico-pratici, basati sulle evidenze scientifiche più aggiornate per ridurre al minimo tale rischio.

    • D. Lgs. 81/2008 e successive modifiche e integrazioni
    • Sancisce che il rischio di esposizione a Legionella in qualsiasi ambiente di lavoro richiede l’attuazione di tutte le misure di sicurezza appropriate per esercitare la più completa attività di prevenzione e protezione nei confronti di tutti i soggetti presenti considerando che, al Titolo X del suddetto D. Lgs 81/2008, la Legionella è classificata al gruppo 2 tra gli agenti patogeni. Le misure di sicurezza si dovranno realizzare a seguito del procedimento di valutazione del rischio, indicato sempre al menzionato Titolo X e si dovranno attuare in conformità ai disposti del Titolo I (del citato Decreto Legislativo) riferendosi a quanto riportato negli Artt. 15 e 18.

    • Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi del 2015
      Che unifica in un unico testo i tre precedenti documenti

    • D. Lgs 31/2001 e successive modifiche e integrazioni
      Che disciplina le caratteristiche dell’acqua destinata al consumo umano

    • UNI 8065
      Che specifica le norme tecniche per il trattamento dell'acqua degli impianti termici ad uso civile



    DISINFEZIONE E BONIFICA
    Gli interventi basilari da eseguire sono riconducibili ai seguenti:

    • Settimanalmente far scorrere, sia l'acqua calda che l'acqua fredda, in tutte le tubazioni e facendola fuoriuscire dai rubinetti di docce, lavandini, ecc

    • Pulire e disinfettare tutti i filtri dell'acqua ogni 30-90 giorni

    • Ispezionare i depositi di acqua ogni 30-90 giorni

    • Almeno annualmente disinfettare tutto il circuito dell'acqua, boiler compreso, con un trattamento d'urto del disinfettante in uso ( ipoclorito, perossido di idrogeno e sali d'argento, biossido di cloro )

    • Almeno annualmente svuotare, pulire e disinfettare torri di raffreddamento, serbatoi, scaldabagni e tubature

    • Almeno una volta l'anno decalcificare i punti terminali ( docce, rubinetti, ecc ) mediante immersione in soluzione acida e disinfettare con ipoclorito, perossido di idrogeno e sali d'argento oppure con biossido di cloro

    • Sostituire periodicamente areatori e tubi flessibili


    Certamente gli interventi di cui sopra, da soli, non sono sufficienti a ridurre il rischio di esposizione e, pertanto, si dovrà procedere con l'adozione di un sistema di disinfezione che possa fornire protezione integrale e continuativa all'impianto idrico.

    Per identificare il miglior trattamento di disinfezione e bonifica, devono essere analizzati alcuni aspetti:

    • CARATTERISTICHE DELLA STRUTTURA
      Se la struttura è un albergo, oppure un ospedale o comunque una struttura nella quale l'uso di acqua è frequente e continuativo in tutto l'arco della giornata o della notte, è fondamentale che l'acqua sia fruibile in ogni momento della giornata e, quindi, dovrà essere adottato un trattamento che riduca al minimo l'impossibilità di utilizzo dell'impianto idrico.

      In base alle dimensioni della struttura e, di conseguenza, del suo impianto idrico, può essere preferibile utilizzare un trattamento che produca il disinfettante in loco. In base al materiale con il quale sono realizzate le tubazioni, il pH dell'acqua, la sua temperatura, la sua torbidità e durezza, è possibile identificare il trattamento più adatto.

    • CARATTERISTICHE CHIMICO FISICHE DELL'ACQUA
      E' fondamentale conoscere la durezza dell'acqua, il contenuto di Ferro, Manganese e Zinco, il pH e la temperatura, nonché le eventuali sostanze organiche in essa disciolte, in quanto tali parametri possono influenzare la scelta del tipo di trattamento ed il grado di contaminazione dell'acqua.

    • CARATTERISTICHE DEGLI IMPIANTI IDRICI
      E' fondamentale conoscere l'impianto che si andrà a trattare, in particolar modo la sua anzianità, l'usura e la corrosione, il diametro ed il percorso delle condutture, i punti di giunzione e la presenza di rami morti, il tipo di serbatoi di accumulo e di impianto di ricircolo, se è sottoposto a manutenzione scarsa o assente.

    • MATERIALE DEGLI IMPIANTI DEGLI IMPIANTI IDRICI
      I materiali con cui l'acqua entra in contatto influenzano la facilità di contaminazione; ad esempio, materiali porosi e superfici scabre, vetro e plastica facilitano la crescita batterica, le tubazioni in polietilene, benché esenti fa fenomeno corrosivi, favoriscono l'accrescimento del biofilm.

      Una volta analizzati tutti questi aspetti è fondamentale scegliere il metodo di disinfezione più adatto e, con esso, il sistema di dosaggio del disinfettante che più si adatta al contesto.


    I trattamenti utilizzabili in funzione anti-legionella sono i seguenti:

    • SHOCK TERMICO
    • Per la bonifica di un impianto e la prevenzione, si può procedere con un trattamento di shock termico, che consiste nell’innalzare la temperatura del boiler fino ad un massimo di 70-80°C, mantenendo tale temperatura per tre giorni consecutivi ed assicurando il deflusso dell’acqua calda verso tutti i rami dell’impianto ( almeno 30 minuti al giorno ), anche quelli chiusi o morti, nei quali è più facile e probabile che si annidi la legionella.
      A queste temperatura, infatti, il batterio della legionella tende ad essere debellato.

      Il problema di un simile trattamento è riconducibile al fatto che la temperatura massima viene raggiunta solo nella parte più alta del boiler ma, non necessariamente, nella parte più bassa e, soprattutto, non necessariamente nelle tubazioni più periferiche che, se non bagnate da acqua calda ad almeno 60°C, non verranno bonificate, rischiando di non risolvere il problema del biofilm.

      L’operatore, pertanto, deve assicurarsi che il termometro del boiler sia libero da biofilm, in quanto tale barriera potrebbe ridurre la temperatura misurata, causando un’innalzamento della temperatura oltre i valori massimi stabiliti, con rischio di ustione e di danneggiamento dell'impianto e deve verificare, inoltre, che in tutti i punti dell’impianto venga raggiunta una temperatura di almeno 60°C.
      Un’altro problema dello shock termico è rappresentato dal fatto che, essendo presente un grave rischio di ustione nel caso in cui un utente apra un rubinetto, questo trattamento non può essere utilizzato nelle strutture pubbliche ( nosocomi, case di cura, alberghi, ecc ), pena la violazione del D.Lgs 31/2001, ma solo in impianti che possono rimanere chiusi al pubblico per i giorni di trattamento.

      Il trattamento, inoltre, è di difficile attuazione in presenza di impianti idrici realizzati con materiale plastico ed, inoltre, presenta un’efficacia limitata nel tempo, deve essere accompagnato dal mantenimento, in continuo, di una temperatura maggiore di 50°C, con conseguente spreco energetico e maggiore corrosione e non garantisce di debellare la legionella da tutte le tubazioni.


    • IPERCLORAZIONE
    • Il trattamento di iperclorazione continua consiste nell'immissione continuativa di ipoclorito di sodio nel circuito idraulico, fintanto che venga raggiunto un valore di Cloro Libero compreso tra 0,5-1-3 mg/l.
      Una tale concentrazione di Cloro Libero però, si porta dietro molti problemi:

      • Porta alla violazione della normativa sulle acque potabili, la quale sancisce che le acque destinate al consumo umano abbiano un tenore di Cloro Libero massimo di 0,2 mg/l; una concentrazione di 1-3 mg/l di Cloro Libero rende, quindi, l'acqua NON potabile.

      • Porta al rischio di formazione di Trialometani ( THM ), sostanze altamente dannose per l'uomo

      • Ha una ridotta efficacia a temperature superiori ai 30°C e con pH maggiori di 7

      • Ha una forte azione corrosiva, quindi è fondamentale conoscere la natura dell'impianto idrico prima di procedere con questo trattamento

      • Nel breve periodo ( giorni ) porta alla riconolizzazione dell'impianto da parte della legionella

      • Ha una limitata efficacia sul Biofilm


    • Nel caso in cui sia necessario bonificare l'impianto, è necessario procedere con una Iperclorazione Shock, provvedendo:

      • Allo svuotamento del circuito dell'acqua

      • Allo smontaggio e sostituzione di filtri e rompigetto

      • All'immissione di una notevole quantità di ipoclorito, fino a portare il Cloro Libero a valori compresi tra i 20 ed i 50 mg/l, mantenendo tale valore per circa 2 ore e provvedendo

      • Allo svuotamento dell'impianto ed al successivo riempimento

      • Al mantenimento di una clorazione continua di 0,2 mg/l

      Una così massiccia presenza di Cloro Libero accentua tutte le problematiche sopra esposte ed, ovviamente, non rende questo trattamento utilizzabile nelle strutture sanitarie o comunque laddove non sia possibile vietare il consumo di acqua per un certo lasso di tempo.


    • LAMPADE U.V.
    • Il trattamento tramite raggi U.V. consiste nell'installazione di lampade U.V. attraverso le quale scorre l'acqua da trattare.
      Garantiscono una facile e rapida installazione, l'azione dei raggi U.V. non altera le caratteristiche organolettiche dell'acqua ( odore, sapore, colore ), non causa corrosione e non crea sottoprodotti di reazione.
      D'altra parte, essendo un trattamento locale, comporta una serie di problemi:

      • E' efficace unicamente nel punto di installazione e non fornisce, quindi, nessuna copertura residua; un secondo dopo il passaggio sotto ai raggi U.V., non è più possibile garantire della debatterizzazione dell'acqua, che potrebbe essere stata nuovamente contaminata anche un metro dopo essere passata sotto alle lampade U.V

      • Per lo stesso motivo di cui sopra, non è assolutamente efficace contro il Biofilm

      • L'acqua deve essere perfettamente limpida e filtrata; un qualsiasi corpuscolo presente in sospensione, potrebbe oscurare i raggi U.V. e proteggere i batteri che dovessero trovarsi nel cono d'ombra, vanificando il trattamento

      • Per aumentare l'efficacia del trattamento, lo spessore di acqua da trattare deve essere di pochi centimetri

      • Vista l'assenza di azione residua e l'inefficacia contro il Biofilm, richiede comunque la presenza di un ulteriore trattamento chimico che garantisca la potabilità dell'acqua

      • Ha alti costi di gestione, dovuti al costo della sostituzione periodica delle lampade ( circa 10.000 ore ), alla corrente elettrica necessaria per il loro funzionamento ed alla necessità di utilizzare un ulteriore trattamento di protezione residua.


    • BIOSSIDO DI CLORO
    • Il Biossido di Cloro è un potente ossidante e disinfettante, utilizzato sia per la sua capacità di disinfettare l'acqua da tutte le specie organiche in essa contenute, ivi compresi il batterio della Legionella ed il Biofilm, sia per la sua capacità di ossidare sostanze come il Ferro ed il Manganese.

      Presenta molti vantaggi rispetto all'uso di altri ossidanti:

      • Ha una rapida efficacia, disinfetta in circa 5 minuti di contatto con l'acqua.

      • Rimane disciolto in acqua per un lungo periodo, permettendo di raggiungere anche le zone più remote o morte di un impianto idraulico.

      • Non altera le qualità organolettiche ( odore, sapore, colore ) dell'acqua.

      • E' attivo, senza riduzione di efficacia, in un range di pH compreso tra 4 e 10.

      • E' in grado di distruggere il biofilm, una sostanza che si accumula su tutte le tubazioni ed in tutti gli accessori idraulici e che fornisce riparo e nutrimento ai batteri, inclusi quelli della Legionella.

      • Non produce trialometani ( THM )

      • Non reagisce con l'ammoniaca e non produce, quindi, clorammine.


      Il Biossido di Cloro ha maggiore efficacia in presenza di tubazioni plastiche, ridotta su quelle di rame, nulla su quelle di acciaio zincato.
      E', purtroppo, un composto estremamente instabile, in quanto tende a degradarsi molto facilmente; per questo motivo l'utilizzo deve avvenire in due modalità:

      • DOSAGGIO DI BIOSSIDO DI CLORO STABILIZZATO
      • Per consentirne lo stoccaggio ed il trasporto, senza perderne l'efficacia disinfettante, il Biossido di Cloro viene stabilizzato con un componente chimico aggiuntivo.
        Una volta trasportato presso l'utente finale, quest'ultimo deve provvedere all'aggiunta ( manuale oppure automatica attraverso apposita pompa dosatrice ) di un attivatore, che libera tutto il potere disinfettante del Biossido di Cloro che, però, dovrà essere consumato nell'arco di 30 giorni, mettendo in conto una sua riduzione progressiva di efficacia.
        Trascorsi 30 giorni, l'eventuale prodotto non consumato, dovrà essere smaltito e si dovrà procedere all'avvio di una nuova tanica.

        Il dosaggio e la regolazione di questo tipo di Biossido di Cloro potranno essere effettuate tramite stazione di dosaggio oppure tramite sistemi SDM-CLO2.


      • PRODUZIONE IN LOCO E DOSAGGIO BIOSSIDO DI CLORO
      • Per mantenere inalterata l'efficacia del Biossido di Cloro è preferibile produrlo in loco mediante la combinazione di Acido Cloridrico e di Clorito di Sodio; questi due componenti sono di gran lunga meno costosi rispetto al Biossido di Cloro stabilizzato, rendendo remunerativo, sul medio periodo, l'utilizzo di un produttore di Biossido di Cloro.
        La produzione ed il dosaggio di Biossido di Cloro potrà essere effettuata tramite il sistema SDP-BIOX; tale sistema, sottoposto all'analisi dei tecnici dell'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro ( INAIL ), ha ricevuto parere di idoneità alla gestione in sicurezza degli impianti idrici ed è stato ritenuto un valido strumento atto alla prevenzione della contaminazione degli impianti idrici da Legionella e da altri agenti microbici patogeni.
        Per questo motivo, la sua installazione , può considerarsi un miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro e consente, pertanto, di beneficiare di una riduzione fino al 28% del premio annuale INAIL.


    • In base alla natura dell'impianto, alle caratteristiche chimiche dell'acqua ed al tipo ed all'intensità dell'eventuale contaminazione, il Biossido di Cloro può essere utilizzato per un dosaggio in continuo, nella misura di 0,1-1,0 mg/l ( in genere sono sufficienti 0,2 - 0,4 mg/l ).
      In caso di conclamata contaminazione, deve essere effettuato un trattamento shock, durate il quale la quantità di Biossido di Cloro presente in acqua deve essere portata a 10 mg/l; tale concentrazione deve essere mantenuta per almeno 2 ore ( nelle quali l'acqua non è utilizzabile ), avendo cura di provvedere all'apertura di tutti i rami chiusi o morti dell'impianto, in modo tale da garantire il contatto con il disinfettante in tutto l'impianto.

      Il ricorso a trattamenti shock viene notevolmente ridotto tramite la realizzazione di un impianto di disinfezione così fatto:

      • Un contatore lancia impulsi posto sulla tubazione dell'acqua che alimenta l'impianto, misura la quantità di acqua addotta nell'impianto e comanda l'attivazione di una pompa dosatrice di Biossido di Cloro; tale pompa immetterà una quantità predeterminata di prodotto.

      • Una Cella Amperometrica, installata sul circuito dell'acqua calda, misurerà la quantità residua di Biossido di Cloro presente in acqua e comanderà l'attivazione di una seconda pompa dosatrice, che immetterà l'eventuale Biossido di Cloro mancante per raggiungere la quantità desiderata ( ad esempio 0,2 mg/l ).

      • Una terza pompa provvederà al dosaggio di una sostanza protettiva per le tubazioni.


      L'utilizzo congiunto di un sistema di dosaggio così realizzato e di un sistema di produzione di Biossido di Cloro, garantisce:

      • L'utilizzo della minima quantità di Biossido di Cloro

      • La ridotta e stabile presenza di Biossidi di Cloro riduce il fenomeno di ossidazione delle tubazioni e la formazione dei sottoprodotti di reazione, quali Clorato e Clorito di Sodio

      • La produzione frequente di una piccola quantità di Biossido di Cloro e la sua diluizione automatica, garantiscono un'ulteriore riduzione della formazione dei sottoprodotti di cui sopra, in quanto il Biossido di Cloro prodotto ( 1 lt alla volta ) non ha tempo di decadere nei suoi sottoprodotti.


    • PEROSSIDO DI IDROGENO E SALI D'ARGENTO
    • L'azione congiunta del perossido di idrogeno e dei sali d'argento ha una buona efficacia sulla disinfezione della legionella e sul Biofilm; una volta espletato il proprio compito, il perossido si trasfomra in acqua ed ossigeno, mentre i sali d'argento contribuiscono a prevenire la ricontaminazione.
      Questo tipo di trattamento ha un'azione poco corrosiva sulle tubazioni, non altera le caratteristiche organolettiche dell'acqua ( odore, colore, sapore ), non è influenzato dalla durezza dell'acqua, non ha sensibilità alla luce ed alla temperatura, ma è maggiormente efficace per pH inferiori ad 8; a pH prossimi a 9, inoltre, l'argento tende a precipitare, vanificandone l'efficacia disinfettante e producendo eccessi di tale metallo in acqua.
      Alcuni batteri, inoltre, hanno la tendenza a diventare argento-resistenti, in quanto acquistano la capacità di trasformarlo e, di conseguenza, ne riducono l'efficacia disinfettante.
      Non ha efficacia sulle tubazioni in acciaio zincato, in quanto lo zinco reagisce con l'argento presente in acqua rimuovendolo e vanificandone l'effetto disinfettante.
      Gli ioni di argento, inoltre, reagiscono con nitrati e cloro, rendendo l'argento inefficace dal punto di vista della disinfezione.
      Il trattamento di mantenimento prevede una quantità di Perossido di Idrogeno residua di 10/20 mg/l; durante i trattamenti shock non è vietato l'utilizzo igienico dell'acqua ma solo quello potabile.
      Essendo un composto con la tendenza a decadere nei suoi sottoprodotti, è fondamentale misurare la quantità di Perossido di Idrogeno residua tramite apposita cella amperometrica.


    • IONIZZAZIONE RAME - ARGENTO
    • Gli ioni di rame ed argento, prodotti attraverso elettrolisi, alterano la permeabilità della membrana cellulare con conseguente lisi e morte della cellula batterica.
      La ionizzazione rame-argento disattiva efficacemente i batteri della Legionella ed il biofim e migliora la qualità dell'acqua.
      Ha efficacia fino a pH 9, oltre tale valore, infatti, l'efficacia contro la legionella decade di circa 10 volte.
      Alcuni batteri hanno la tendenza a diventare argento-resistenti, in quanto acquistano la capacità di trasformarlo e, di conseguenza, ne riducono l'efficacia disinfettante.

      Deve essere continuamente verificata e misurata la concentrazione degli ioni di rame ed argento, al fine di non superarne la quantità stabilità dalle vigenti normative ( Rame 0,20 - 0,40 mg/l, Argento 0,02 - 0,04 mg/l ).
      L'utilizzo di questa tecnica non altera le caratteristiche organolettiche dell'acqua ( odore, colore e sapore ) e non ha azione corrosiva sulle tubazioni.
      Deve essere impiegata in acque con durezza massima di 15°F, con tubazioni non zincate con pH prossimo alla neutralità ( in quanto a pH elevati l'argento precipita e perde efficacia disinfettante ) ed in assenza di zinco, nitrati e cloro, che tendono a reagire con l'argento, vanificandone gli effetti antibatterici.
      Ha un elevato costo di manutenzione dovuto alla necessaria sostituzione periodica degli elettrodi e della camera di ionizzazione.


    • MONOCLORAMMINA
    • Le monoclorammine sono sottoprodotti di reazione del Cloro Libero che reagisce con l'ammoniaca; viene prodotta in una forma stabile, denominata "Monoclorammina T" ed ha una buona efficacia in funzione anti-legionella ed anti-biofilm.
      Viene immessa in acqua in una quantità di 2-3 mg/l ed lo stesso meccanismo di reazione del Cloro Libero ma, essendo scarsamente volatile, ha un'efficacia prolungata.
      Ha una buona efficacia anche con pH alcalini ( acque dure ), ha un'azione corrosiva limitata nell'impianto e non forma trialometani ( THM ); l'ammoniaca contenuta in essa, tuttavia, causa corrosione delle tubazioni di piombo e rame e delle parti in gomma.
      Le monoclorammine imprimono, però, una massiccia variazione delle caratteristiche organolettiche dell'acqua ( odore, sapore e colore ), in quanto sprigionano un forte odore di cloro e danno un cattivo sapore all'acqua e tendono ad irritare le mucose dell'uomo.
      Il loro utilizzo può causare anemia nei pazienti sottoposti ad emodialisi e metaemoglobinemia nei neonati.


    • OZONO
    • Benchè l'ozono sia uno dei più potenti ossidanti presenti in natura, esso è un elemento molto instabile che, prodotto in loco, tende a trasformarsi rapidamente in ossigeno.
      L'ozono presenta alcuni svantaggi:

      • Deve essere rimosso completamente dall'acqua prima che essa venga in contatto con l'uomo

      • Ha una scarsa efficacia sul Biofilm

      • Tende a formare sottoprodotti di reazione nocivi

      • In concentrazioni elevate può danneggiare le tubazioni

      • La sua efficacia è influenzata dal pH e dalla temperatura



      Sistemi iperclorazione legionella LDsCL
      Sistemi biossido di cloro ldscl ldcl lotus antilegionella
      Sistema dosaggio perissodo di idrogeno e sali d'argento